Nella prima parte (scritta tanto tempo fa e recentemente rivista grazie al commento di un visitatore di tendenze ariane, quali Testimoni di Geova o simile), abbiamo visto come gli apostoli applicano a Gesù testi in cui il Signore è YHWH.
Un lettore ci ha scritto un’obiezione seria, e merita una risposta seria. Gesù, dice, è l’inviato di Dio. Agisce con un’autorità ricevuta, come un re mandato da un imperatore. Per questo Stefano può pregarlo e i credenti possono invocarlo, senza che Gesù sia YHWH.
È l’obiezione più forte contro la tesi di questa serie. In questo articolo la presentiamo nella sua forma migliore, e poi la mettiamo alla prova con la Scrittura.
L’obiezione nella sua forma più forte
Il Nuovo Testamento distingue con chiarezza il Padre e il Figlio. E in più punti sembra subordinare il Figlio al Padre.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo.
Giovanni 17:3
In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato.
Giovanni 13:16
Ma voglio che sappiate che il capo di ogni uomo è Cristo, che il capo della donna è l’uomo, e che il capo di Cristo è Dio.
1 Corinzi 11:3
A questi si aggiungono Giovanni 5:22 (il Padre «ha affidato» il giudizio al Figlio), Matteo 28:18 («ogni potere mi è stato dato») e 1 Corinzi 15:28, dove il Figlio stesso sarà sottoposto al Padre.
C’è anche uno sfondo giudaico. Il diritto rabbinico conosceva la figura dell’inviato, lo shaliach, e affermava che l’inviato di un uomo è come l’uomo stesso (Mishnah, Berakhot 5:5). Chi riceve l’inviato riceve chi lo manda. Su questa base, secondo l’obiezione, Gesù può agire, giudicare e perfino ricevere onore al posto di Dio, senza essere Dio.
L’argomento è coerente. Il punto è se spiega tutti i testi.
Il criterio: che cosa rende unico YHWH
Per rispondere bisogna chiedersi che cosa distingue YHWH da ogni altro essere. L’Antico Testamento non lo fa con una definizione astratta, ma con alcune prerogative che appartengono a lui solo. YHWH è l’unico creatore:
Io sono il Signore [YHWH], che ha fatto tutte le cose; io solo ho spiegato i cieli, ho disteso la terra.
Isaia 44:24
È l’unico sovrano, e l’unico a cui va la gloria del culto:
Io sono il Signore [YHWH]; tale è il mio nome; io non darò la mia gloria a un altro, né la lode che m’appartiene agli idoli.
Isaia 42:8
Angeli, profeti e re possono rappresentare Dio. Ma nessuno di loro crea, nessuno di loro riceve il culto, nessuno di loro porta il Nome come proprio. Questo è il criterio. Non il titolo Signore, che si dava anche agli uomini, ma queste prerogative. Su di esse misuriamo ciò che il Nuovo Testamento dice di Gesù.
Giovanni 5: le prerogative del Padre
Il nostro lettore cita Giovanni 5 a sostegno dell’obiezione. Leggiamolo per intero.
Per questo i Giudei più che mai cercavano di ucciderlo; perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Giovanni 5:18
Tutto il discorso che segue è la risposta di Gesù a questa accusa. E Gesù non la smentisce.
Infatti, come il Padre risuscita i morti e li vivifica, così anche il Figlio vivifica chi vuole. Inoltre, il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato tutto il giudizio al Figlio, affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre.
Giovanni 5:21-23
Dare la vita ai morti e giudicare il mondo sono prerogative di YHWH. Ma il punto decisivo è il fine: che tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Non un onore minore, come quello che si deve a un inviato, ma lo stesso. Un ambasciatore riceve rispetto per conto del re. Non riceve l’onore del re come se fosse suo.
Ma Gesù dice che il giudizio gli è stato «affidato». Non significa che prima non lo avesse? Il verbo descrive l’ordine della missione: il Figlio viene mandato, e nella missione riceve dal Padre ciò che compie. Non descrive l’origine del suo essere. Lo stesso Vangelo lo chiarisce poco dopo:
Ora, o Padre, glorificami presso di te della gloria che avevo presso di te prima che il mondo esistesse.
Giovanni 17:5
Il Figlio che «riceve» nella missione è lo stesso che condivideva la gloria del Padre prima della creazione. E quella gloria, secondo Isaia 42:8, YHWH non la dà a un altro.
1 Corinzi 8:6: lo Shema riscritto
Ogni giudeo pregava ogni giorno lo Shema:
Ascolta, Israele: il Signore [YHWH], il nostro Dio, è l’unico Signore [YHWH].
Deuteronomio 6:4
Nella Settanta il versetto contiene due parole chiave: theos, Dio, e kyrios, Signore. Ora guardiamo come Paolo, un ex fariseo, lo riprende:
tuttavia per noi c’è un solo Dio, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi viviamo per lui, e un solo Signore, Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose, e mediante il quale anche noi siamo.
1 Corinzi 8:6
Paolo distribuisce le parole dello Shema: Dio per il Padre, Signore per Gesù. Non aggiunge un secondo Dio accanto all’unico Dio. Include Gesù nella confessione stessa dell’unico Dio d’Israele.
E aggiunge che tutte le cose sono state fatte mediante Gesù. Isaia 44:24 dice che YHWH ha creato da solo. Un agente creato non può stare in quella frase. Se Gesù è il mediatore della creazione, allora è dalla parte del Creatore, non delle creature. È ciò che dicono anche Giovanni 1:3 e Colossesi 1:16.
Filippesi 2: il Nome dato a Gesù
Il nostro lettore ha a cuore il Nome di Dio, e ha ragione. Proprio per questo deve leggere Filippesi 2.
Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.
Filippesi 2:9-11
Qual è il nome al di sopra di ogni nome? Il versetto lo dice: Signore, Kyrios, cioè il Nome che la Settanta usa per YHWH. E da dove viene l’immagine del ginocchio e della lingua? Da Isaia:
Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! Poiché io sono Dio, e non ce n’è alcun altro. […] ogni ginocchio si piegherà davanti a me, ogni lingua mi presterà giuramento.
Isaia 45:22-23
Il testo più esplicito dell’Antico Testamento sull’unicità di YHWH diventa il testo dell’esaltazione di Gesù. Isaia 42:8 dice che YHWH non dà la sua gloria a un altro. Filippesi 2 dice che Dio dà a Gesù il suo Nome. Le due affermazioni stanno insieme solo se Gesù non è «un altro».
E tutto questo avviene «alla gloria di Dio Padre». L’onore reso al Figlio non toglie nulla al Padre. Lo glorifica.
I testi della subordinazione nel loro contesto
Torniamo ora ai testi dell’obiezione. Nessuno va scartato. Ma ognuno va letto nel suo contesto.
Giovanni 17:3. Gesù distingue il Padre da sé. Su questo siamo d’accordo: il Padre non è il Figlio. Ma il «solo vero Dio» si oppone agli dèi falsi, non al Figlio. E due versetti dopo, lo stesso Gesù rivendica la gloria condivisa con il Padre prima del mondo (17:5).
Giovanni 13:16. È un proverbio, e Gesù lo applica ai discepoli. Ha appena lavato loro i piedi: se il Maestro si è fatto servo, il servo non può ritenersi al di sopra di questo. Il versetto parla del Figlio nella sua missione di servo, non della sua natura. È lo stesso movimento di Filippesi 2:7: colui che era in forma di Dio prende forma di servo.
1 Corinzi 11:3. Lo stesso versetto dice che l’uomo è il capo della donna. Nessuno ne deduce che la donna sia di natura inferiore all’uomo. «Capo» indica un ordine nella relazione, non una differenza di essere. Applicato a Cristo e a Dio, indica lo stesso.
Matteo 28:18. Ogni potere è dato al Cristo risorto. È il compimento di Daniele 7:13-14, dove al Figlio dell’uomo vengono dati dominio, gloria e regno. Chi riceve è il Messia, il Figlio incarnato, esaltato dopo la croce. Non è un dio minore che acquista una divinità che non aveva.
1 Corinzi 15:24-28. Qui Paolo descrive la fine del regno messianico.
Poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza. […] Quando ogni cosa gli sarà sottoposta, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti.
1 Corinzi 15:24, 28
Il Figlio regna come Messia finché ogni nemico, compresa la morte, è vinto (15:25-26). Poi consegna al Padre il regno che ha ricevuto da lui. La sottomissione riguarda il compimento della sua missione regale. È l’ultimo atto dell’opera del Figlio, non una dichiarazione sulla sua natura.
Dove il modello del delegato si rompe
Il modello dell’inviato spiega bene alcuni testi. Gesù è davvero mandato, davvero obbediente, davvero sottomesso al Padre nella sua missione. Ma l’inviato rappresenta. Non riceve preghiere: Stefano invece prega Gesù e gli affida il suo spirito (Atti 7:59). Non è l’oggetto dell’invocazione che la Scrittura riserva a YHWH: i cristiani invece invocano il nome di Gesù (Romani 10:13; 1 Corinzi 1:2). Non crea: Gesù invece è colui mediante il quale tutto è stato fatto (Giovanni 1:3; 1 Corinzi 8:6; Colossesi 1:16). Non condivide la gloria di chi lo manda prima che il mondo esista: Gesù sì (Giovanni 17:5). E non riceve il Nome che Dio non dà ad altri: Gesù sì (Filippesi 2:9-11).
Mosè e i profeti erano inviati. Nessun apostolo li ha mai pregati, invocati o chiamati creatori. Con Gesù lo fanno tutti.
Conclusione
Il Nuovo Testamento tiene insieme due affermazioni. Il Padre e il Figlio sono distinti: il Figlio è mandato, obbedisce, riceve e consegna. E il Figlio è incluso nell’identità dell’unico Dio d’Israele: crea, dà la vita, giudica, riceve lo stesso onore del Padre e porta il suo Nome.
La subordinazione appartiene all’ordine dell’opera. L’identità appartiene al Nome. Chi tiene solo la prima affermazione deve ridurre o spiegare via tutti i testi della seconda. La Scrittura ci chiede di tenerle entrambe.
Gesù è Yahweh. Non perché sia il Padre, ma perché il Dio che si è rivelato a Israele come YHWH si è rivelato in Cristo come Padre e Figlio.
Per approfondire
- Richard Bauckham, Jesus and the God of Israel: God Crucified and Other Studies on the New Testament’s Christology of Divine Identity (Milton Keynes: Paternoster, 2008).
- Larry W. Hurtado, Lord Jesus Christ: Devotion to Jesus in Earliest Christianity (Grand Rapids: Eerdmans, 2003).
- David B. Capes, The Divine Christ: Paul, the Lord Jesus, and the Scriptures of Israel (Grand Rapids: Baker Academic, 2018).
- Alan F. Segal, Two Powers in Heaven: Early Rabbinic Reports about Christianity and Gnosticism (Leiden: Brill, 1977).
