È per grazia che siete stati salvati, mediante la fede

Categoria: Succede nel Mondo

Status vaccinale e ammissione in chiesa?

di Martyn Iles

L’arcivescovo anglicano di Sydney dice bene quando afferma:

“Gesù è il Signore di tutti, e il Suo vangelo è un vangelo per tutti. Un cartello “Vietato l’accesso” alla porta di una chiesa è del tutto incoerente con il vangelo predicato all’interno.
“Né la razza, né il genere, né l’etnia, né l’età, né lo stato economico o educativo – o lo stato di vaccinazione – devono operare come divisioni all’interno della comunità cristiana o barriere alla comunione che condividiamo a causa di Gesù”.

Kanishka Raffel

Ciò riflette ampiamente i miei commenti precedenti sulla questione


Primo, che nessuna chiesa può rendere la vaccinazione un requisito per ricevere i sacramenti, adorare Dio o ascoltare il Vangelo, perché non c’è una persona – indipendentemente da chi sia o da cosa abbia fatto – che Cristo non accoglierebbe a Sé a braccia aperte.

“Chi viene a me, non lo caccerò mai”.

Giovanni 6:37

In secondo luogo, che il vaccino non deve fungere da punto di divisione nella comunità cristiana, perché è in definitiva una questione di coscienza secondo Romani 14 — cioè una questione sulla quale una persona rende conto di sé a Dio, ma sulla quale non dovremmo giudicarci a vicenda.


Questo tipo di coercizione e controllo è sbagliato, perché causa confusione nelle coscienze e confonde anche il Vangelo.

Attitudine cristiana al Green Pass

Quella che segue è la lettera che il professore Alessandro La Fortezza ha scritto ai propri alunni. E per me racchiude il succo di quello che dovrebbe essere l’attitudine di un cristiano nei confronti del Green Pass.

Cari ragazzi, a giugno ci eravamo salutati con un “arrivederci”, invece oggi devo dirvi che forse a settembre a scuola non ci vedremo. Se le disposizioni attuali non saranno modificate, io sarò sospeso dall’insegnamento perché non avrò presentato il Green Pass.

Forse, anche se non vi ho mai nascosto le mie idee riguardo alla gestione dell’epidemia, può sembrarvi strano o esagerato che non mi voglia munire del passaporto verde. Se però pensate a quante cose il vostro professore di italiano e storia vi ha raccontato su tessere di partito senza le quali non si poteva lavorare, o sui tanti marchi di infamia che dispotismi di tutti i tempi facevano cucire sugli abiti di chi era discriminato, o ancora su una ragazzina nascosta in un retro-casa che ha riempito un suo quaderno con la sua fitta calligrafia, allora potrete capire la mia scelta.

Sento già levarsi gli scudi di alcuni di voi: “Ma prof! Non è la stessa cosa!”. Lo so bene. Non è mai la stessa cosa. Magari se le cose sbagliate si presentassero nella storia sempre nello stesso modo le sapremmo riconoscere e ce ne sapremmo difendere! Invece spesso il male cerca di ingannarci travestendosi di colori cangianti. Il vero bene però, vi svelo un trucco, lo riconoscete subito per la sua semplicità, la sua apparente piccolezza, la sua umiltà.

Eccolo quando vi ho lasciato respirare liberamente senza la mascherina e voi avete fatto altrettanto con me. Eccolo quando ci siamo rispettati nei nostri tempi e nei nostri spazi reciproci, quando io sono entrato con la DAD nelle vostre case solo dopo aver bussato e chiesto permesso, così come quando voi avete capito quando ero stanco ed avevo bisogno della vostra comprensione. Ora forse non potrò più esserci io a vegliare su di voi in questo difficile momento storico, ma, comprendetemi, non avrei più nulla da insegnarvi se diventassi corresponsabile, seppure passivo, di uno strumento di discriminazione come il Green Pass; una discriminazione che non si fonda sulla religione, l’etnia, il colore della pelle o gli orientamenti sessuali, bensì sulle scelte e sulle convinzioni individuali.

Farò il vaccino quando e se sarò convinto che sia la cosa giusta da fare, non certo per andare al ristorante, ad un concerto o dove che sia. Nemmeno per conservare il posto di lavoro. Ricordiamoci che “non di solo pane vivrà l’uomo” (Mt. 4,4) e che ancora sta scritto: “Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro” (Mt. 6, 28). Il Signore, poi, “non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande” (I promessi sposi, cap. VIII).

Inoltre, se anche un domani dovessi decidere di vaccinarmi, oppure se sentissi la necessità di sottopormi ad un tampone diagnostico, non scaricherei comunque il passaporto verde, affinché le mie scelte individuali, quali che siano, non diventino motivo di discriminazione per chi avesse fatto scelte differenti.

Speriamo invece che vi sia un ravvedimento nelle coscienze e che si abbandoni la china pericolosa che è stata imboccata e che conduce a tristezze e infamità che credevamo superate. In tal caso ci abbracceremmo di nuovo, proseguiremmo insieme il nostro cammino, come svegliandoci da un brutto sogno, e potrei dirvi ancora: “Arrivederci, ragazzi!”.

Il vostro prof.

Alessandro La Fortezza
Peste

Insegnamenti dalla storia della Chiesa e dalle piaghe del passato

Liberamente tradotto da Lessons from Church history and past plagues, di Tim Dippie.

Vale sempre la pena guardare indietro alla storia della chiesa per imparare come la chiesa ha risposto alle crisi in passato. L’anno scorso ho scritto di alcune lezioni di Spurgeon sul Coronavirus. Spurgeon ha prestato servizio durante un’epidemia di colera che ha avuto un tasso di mortalità del 12,8% in alcune parti di Londra, ben superiore a quello che stiamo vedendo oggi dal Coronavirus.

David Robinson ha scritto un eccellente articolo sull’Assistenza sanitaria nella Chiesa Primitiva, che esamina come i cristiani risposero alla peste di Cipriano. Sebbene la maggior parte di coloro che ne avevano i mezzi fosse fuggita dalle zone colpite, Cipriano incoraggiò i cristiani a restare e ad occuparsi degli altri. Lo fecero con un grande rischio personale, guadagnandosi rispetto e facendo convertiti come risultato.

Vale anche la pena guardare ai Puritani e la Peste.

L’aborto e lo stato di New York

“Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità”

Con queste parole, che sono diventate fondamentali nella storia per definire e legislare i diritti umani, si stendeva la dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’ America. Da sempre difensori, persino a livello mondiale, di tali principi, oggi una parte dell’America, per l’esattezza lo stato di New York, ha deliberato legale la rinnegazione del diritto inalienabile alla vita, sancito da quel documento che gli americani amano festeggiare il 4 Luglio, giorno dell’Indipendenza. Da qualche giorno infatti, è divenuto legale l’aborto (o dovremmo forse dire l’assassinio), di essere umani nel grembo materno fino al termine della gravidanza, fino cioè ai 9 mesi (prima il termine legale era fino alle 24 settimane).

Lettera aperta a Claudio Cavallo, ex parroco di Borgo San Dalmazzo

Caro Claudio,

Mi permetto di darti del tu, perché voglio dare per scontato che tu sia un fratello in Cristo. Un uomo che ha veramente e unicamente rimesso la propria salvezza all’opera completa di Gesù sulla croce.

Oggi leggevo delle tue dimissioni da parroco per darti alla vita matrimoniale.

Da un lato sono rimasto piacevolmente sorpreso da come la Chiesa Cattolica non abbia fatto una grinza, ma abbia invece compreso il tuo naturale desiderio.

Tuttavia, dall’altro lato l’amarezza resta. L’amarezza che un uomo debba fare una scelta che il suo Dio non gli hai mai chiesto di fare: tra l’avere una famiglia e servire la Chiesa.

Il peso1 che ti ha messo (e ti mette) addosso la Chiesa Cattolica col suo celibato forzato per servire il nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo (2 Pietro 1:1) è insensato e contrario alla dottrina biblica. Nei suoi insegnamenti a Timoteo, Paolo scrisse:

Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare (1 Timoteo 3:2)

Non c’è bisogno che sia io a dirti che le Scritture non insegnano la gerarchia ecclesiastica implementata dalla Chiesa di Roma (ma non solo) e che vescovo in greco (ἐπίσκοπος, epískopos) non vuol dire altro che “supervisore”, ed è spesso usato da Paolo per indicare il “pastore” della chiesa.

E nota bene il verbo Bisogna. A seguirlo sono dei requisiti, non dei permessi. Il pastore della chiesa di Dio deve essere sposato (e con una sola moglie, come Dio ha voluto dal principio (Matteo 19:4-6)) e avere una famiglia:

(perché se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà avere cura della chiesa di Dio?) — 1 Timoteo 3:5

Il celibato forzato è una pratica pagana derivata, come molte delle pratiche pagane assorbite nei secoli nella chiesa romana, dal sistema babilonese.2 Il Signore non ha mai vietato ai suoi servi di sposarsi. E il carattere di Dio basta da solo come spiegazione.

Se poi leggi di fila il terzo e il quarto capitolo della prima lettera di Paolo a Timoteo, dovresti notare ciò a cui Paolo si riferiva quando, profeticamente, scriveva:

Ma lo Spirito dice esplicitamente che nei tempi futuri alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demòni … Essi vieteranno il matrimonio … (1 Timoteo 4:1,3)

Nel contesto che parte dal capitolo terzo, Paolo sta lasciando insegnamenti preziosi a Timoteo riguardo i vescovi della Chiesa. In quel contesto, subito dopo aver delineato le caratteristiche ideali del vescovo e del diacono, sotto guida dello Spirito Santo, Paolo avvisa Timoteo che in futuro tali cose verranno abbandonate e sostituite con dottrine demoniache (ciò che, in fondo, ogni dottrina pagana è realmente), tra cui il divieto di matrimonio per gli uomini che servono la chiesa. Paolo mette ciò espressamente in risalto come uno dei primi segni di apostasia.

Caro fratello, tu puoi servire il Signore comunque. Puoi essere ancora pastore di pecore, se lo desideri davvero. Ma ti invito a fare delle Sacre Scritture l’unica tua fonte autorevole di dottrina (2 Timoteo 3:16-17) e, senza voler aprire una diatriba personale o di altra natura, a scrollarti di dosso la tradizione degli uomini. E ad assicurarti di credere alla verità.

Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio». (Giovanni 3:3) ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio. (Giovanni 1:12-13) Perciò, fratelli, impegnatevi sempre di più a rendere sicura la vostra vocazione ed elezione, perché, così facendo, non inciamperete mai. (2 Pietro 1:10) Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi: è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo. (Efesini 2:8-10) Essi dunque gli dissero: «Che dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?» Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». (Giovanni 6:28-29)


  1. Del resto Gesù stesso parla dei pesi che la Chiesa Cattolica avrebbe posto sui fedeli: «Ma agli altri di voi, in Tiatiri, che non professate tale dottrina e non avete conosciuto le profondità di Satana (come le chiamano loro), io dico: non vi impongo altro peso; soltanto, quello che avete tenetelo fermamente finché io venga.» (Apocalisse 2:24-25). (Non entrerò qui nel dettaglio di come Tiatiri si riferisca alla Chiesa Cattolica). 
  2. «Per quanto strano possa sembrare, la voce dell’antichità assegna l’invenzione del celibato clericale nella sua forma più rigida a quella regina abbandonata [la dea Semiramis]…» (Alexander Hislop, The Two Babylons (Cosimo, Inc., 2007): 219-220) 

L’uomo biblico

L’uomo biblico non è qualcuno che zelantemente si tuffa in missioni o crociate per cambiamenti sociali. Ci sono dei cerchi concentrici di importanza, ci sono delle responsabilità davanti a Dio, e noi dobbiamo lavorare dall’interno verso l’esterno.
Come avanzare il regno e soggiogare la terra? C’è un ordine, che va più o meno così: primo, sé stessi;1 poi la moglie; poi i figli; poi la chiesa locale; poi le missioni. Se mescoliamo l’ordine di queste cose oppure ci impegniamo sulle ultime cose prima che sulle prime, abbiamo reso invalidi i nostri ministeri e magari persino dimostrato di essere degli ipocriti.

— Paul Washer 2


  1. Sé stessi, nel proprio rapporto con Dio; la citazione fuori dal contesto non lo rende immediatamente chiaro. 
  2. Citando un libro chiamato “Circle of Concerns”, che credo debba essere questo o una delle sue edizioni precedenti. 

Yo Decido se uccidere

Ancora prima di avanzare una difesa biblica (e poi lasciarvi al veramente ben fatto documentario che troverete in fondo), viene naturale chiedersi il perché di questo desiderio macabro di voler avere la scelta di poter ammazzare un bambino innocente (per ciò che potrebbe essere finanche uno stupro subito), invece che darlo in adozione e salvargli la vita. La risposta, si sa, non può essere altro che biblica: «Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo?» (Geremia 17:9).

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