Per Grazia

È per grazia che siete stati salvati, mediante la fede

Il dono e la ricompensa

Come capita molto spesso, è nell’ambiente casalingo che le conversazioni più interessanti e costruttive hanno luogo. Il Signore ha posto nella famiglia un esempio meraviglioso del Suo amore e del suo agire nei nostri confronti: molte volte noi agiamo con i nostri figli nello stesso modo in cui il Signore interagisce e cerca di comunicare con noi.

L’altro giorno, mentre stavamo parlando con i nostri bimbi del Natale che è alle porte, inevitabilmente viene fuori il conflitto tra i due personaggi preminenti del Natale: Babbo Natale e Gesù. Per alcuni il Natale consiste solo dell’uno, per altri solo dell’altro. E nello spiegare ai nostri figli qual è il vero senso del Natale e quale l’unico e indiscutibile protagonista, ci siamo soffermati a considerare la differenza che c’è tra il dono e il premio.

Babbo Natale e i suoi “doni”

Il personaggio fantasioso di Babbo Natale viene sempre dipinto come una persona compassionevole e fondamentalmente buona che porta “doni” a tutti i bimbi, ma solo a patto che siano stati buoni durante l’anno. Tanti genitori infatti usano Babbo Natale come mezzo educativo, minacciando i propri figli che non riceveranno alcun dono se non si comportano bene, perché Babbo Natale vede ogni cosa e sa se sono stati buoni o cattivi. Ma davvero un “dono” deve essere frutto di azioni meritorie, o quello che si guadagna con il proprio comportamento/attitudine/sforzo è in realtà da considerarsi un premio, una ricompensa, e non un dono? È vero il concetto secondo il quale un “dono” va meritato? Personalmente siamo stati abituati così, che quando ricevevamo un dono, venivamo sempre minacciati che ce lo si sarebbe tolto, se non ci fossimo comportati bene. Anche a voi è successo? Avete mai fatto la stessa cosa con i vostri bambini?

Il dono

Biblicamente, i cristiani dovrebbero essere in grado di fare meglio: la differenza tra le due parole “dono” e “ricompensa” esiste e viene esplicitamente insegnata nella Scrittura. Ma davvero la teoria incontra la pratica? 

Vediamo come i dizionari definiscono la parola dono/donare:

“Dare ad altri liberamente e senza compenso cosa utile o gradita”

Dizionario Treccani

“Dare spontaneamente senza attendersi contropartita

Il Grande Dizionario Italiano

Noi, che siamo anglofoni, abbiamo anche cercato la definizione di “dono” nella lingua inglese

“A thing given willingly to someone without payment”
(cioè, “una cosa data spontaneamente a qualcuno senza alcun pagamento”)

Oxford dictionary

Il dono, quindi, così come definito dai dizionari, è frutto di un gesto spontaneo, che non reca alcuna conseguenza né in termini di pagamento né di contraccambio. Essendo così fatta la natura stessa del dono, deduciamo che tutto si concentra nelle mani di chi dona, e questo vuol dire che il gesto in sé non è preceduto da alcuna azione specifica, ma è puramente un atto di generosità.

Cosa allora ci dice la Bibbia a riguardo? Vediamo alcuni versi:

Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi: è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti;

Efesini 2:8-9

Qui è chiaro che il dono della grazia (attenzione, non della fede!) è un gesto che nasce esclusivamente dalla volontà di Dio di donare. Non risulta da alcuna azione meritoria, affinché nessuno possa vantarsi dinanzi a Dio: in questo modo è il suo cuore generoso ad essere esclusivamente esaltato e degno di lode. Ma c’è di più. Il dono della grazia è assolutamente gratuito! Questo vuol dire che esso non impone a chi lo riceve di dover in qualche modo contraccambiare o ripagare Dio di quanto donato. Il prossimo verso ci aiuta a comprendere questo concetto.

“Ma amate i vostri nemici, fate del bene, prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; poiché egli è buono verso gli ingrati e i malvagi.”

Luca 6:35

Se il Signore ci insegna qui a prestare (che è comunque diverso dal donare, in quanto presuppone un ritorno dell’oggetto prestato) senza sperare di riceverlo indietro, tanto più Egli si aspetta che un dono possa essere dato senza contraccambio o pagamento. E questo perché il Suo carattere è buono persino verso gli ingrati e i malvagi. Così quando Dio dona, possiamo esser certi, che non richiede né si aspetta nulla in cambio. Tanti versi ci dicono questo di Dio, che ci invita a dare senza richiedere nulla a chi doniamo (Luca 6:30; Luca 14:12; Matt 10:8: gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date), uno in particolare ci svela una cosa importante:

Ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c’è variazione né ombra di mutamento.

Giacomo 1:17

Quando Dio decide, dal profondo del suo cuore, di donarci qualcosa, possiamo esser certi che Egli non cambia idea, né reca alcun peso a chi dona, proprio perché tale dono è frutto esclusivo del suo amore, non è legato ad alcuna delle nostre prestazioni. 

La benedizione dell’Eterno arricchisce ed Egli non vi aggiunge alcun dolore

Proverbs 10:22

La ricompensa

Diverso invece è il discorso della ricompensa. Vediamo la sua definizione secondo il dizionario:

Il premio inteso a contraccambiare una prestazione o un’azione considerata utile o meritevole”

GOogle

Termine generico che indica ciò che si dà in contraccambio di qualcosa di utile, come per es. un lavoro, una prestazione, un aiuto, un favore ricevuto; o come premio o riconoscimento di azioni belle e lodevoli.

Treccani

Nella ricompensa, o premio, è intrinseco il meritarselo: bisogna effettuare una prestazione lodevole, un lavoro, per poter accedere al premio/contraccambio. In questo caso, la ricompensa è condizionata dalla prestazione e non nasce quindi spontaneamente come nel caso del dono, ma si materializza solo in seguito a particolari prestazioni. Molti versi biblici ci parlano della ricompensa in questi termini:

Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte nel corpo in base a ciò che ha fatto, sia in bene che in male.

2 Corinzi 5:10

Questo verso è importante perché è rivolto alla Chiesa: Paolo qui non ci dice che quello che facciamo oggi, sia nel bene che nel male, può condizionare il nostro destino eterno in termini di vita eterna. Ma in termini di ricompensa, sì! Vedremo infatti più avanti che la salvezza (vita eterna) è un dono e come tale non viene rinnegato una volta ottenuto; ma il premio sì, quello va guadagnato a seconda di quello che facciamo.

Perché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo con i suoi angeli; e allora Egli renderà a ciascuno secondo il suo operato 

Matteo 16:22

Ecco, io vengo presto e il mio premio è con me, per rendere ad ognuno secondo le opere, che egli ha fatto.

Apocalisse 22:12

Ogni volta che la Bibbia ci parla di ricompensa, essa specifica che è frutto di un’azione meritoria, sia nel bene che nel male. 

Una volta stabilito questo, dobbiamo quindi fare attenzione a quei versi nella Bibbia che parlano di dono e quei versi che invece parlano di ricompensa, e questo al fine di distinguere le cose che già ci appartengono )perché è Dio ad avercele donate) dalle cose che invece ancora non possediamo perché dipendono da come lavoreremo per Lui. Confondere nella pratica i due termini è deleterio: da una parte perché toglie a Dio la gloria per ciò che Egli ha donato, dall’altra perché ci mette in una posizione incerta dinanzi a Lui: se non sappiamo distinguere le due cose, non sapremo lavorare efficacemente o temeremo di perdere ciò che già ci appartiene. O peggio, insegneremo che Dio, come Babbo Natale, sia pronto a riprendersi ciò che ha promesso di donarci, se non ci mostriamo degni di averlo ricevuto, con le nostre azioni. In questo modo il Nome di Dio viene bestemmiato e non glorificato. Del resto, andreste mai da una persona alla quale avete donato qualcosa per richiederlo indietro solo perché tale persona non si è mostrata riconoscente o perché non vi ha donato nulla a sua volta? E siamo noi forse più buoni di Dio? Non sia mai! Dio è buono e non c’è nessun altro come Lui. 

La distinzione mancante

È purtroppo molto comune tra le chiese non riuscire a distinguere le due parole. E questo perché, come nel caso di Babbo Natale, noi siamo abituati a pensare che doni gratuiti e immeritati siano difficili da ottenere, o che quando ne si ottiene uno, bisogni poi dimostrare di esser stati degni di averlo ricevuto o addirittura ci si affanna per ricambiare. Ma—e lo dico per esperienza personale—un dono bisogna imparare a saperlo accettare. E questo richiede un gesto di umiltà non indifferente. Mentre per il premo è giusto premere e correre la corsa al massimo delle proprie forze, perché chi arrivi al traguardo possa dire di essersi meritato il premio; nel dono l’unica vera e giusta risposta da avere verso il donatore è solo pura riconoscenza. Essere grati e nulla più. Ed è per questo che la Scrittura ci chiede in continuazione di ringraziarLo. Ma attenzione, seppure noi dovessimo esser irriconoscenti verso di Lui, agendo così in maniera ingiusta e malvagia, non dobbiamo temere che Dio si riprenda il Suo dono, perché come abbiamo visto nel verso sopra, Egli è buono persino con gli ingrati e “perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili” (Ro 11:29).

Se da un lato quel verso di Romani si riferisce ai doni e la vocazione di Dio nei confronti della nazione Israelita, è vero anche che il carattere di Dio è immutabile e il verso si presta a dedurre appunto il Suo carattere.

Pertanto, confrontando doni e ricompense come qui di seguito, possiamo essere certi che i primi sono altrettanto irrevocabili:

DONIRICOMPENSE
La vita eterna in Gesù Cristo (Ro 6:23)Comunione con Dio (1 Gv 1:6-7)
Grazia abbondante che copre ogni peccato (Ef 2:8; Ro 5:16)I frutti dello Spirito (Gal 5:22-23)
Lo Spirito Santo (At 2:38)Corona della Vita (Gc 1:12)
Doni dello Spirito (Ro 12:6-8)Corona Incorruttibile (1 Cor 9:25)
 Corona della giustizia (2 Tim 4:8)
 Corona della gloria (1 Pt 5:4)
 

Non confondiamo, pertanto, il premio con il dono; agiamo con la giusta attitudine verso l’uno e verso l’altro, ed avremo gioia, la sicurezza di appartenere a Lui, la bellezza di lavorare per Lui, non per ricevere la vita eterna, che è già nostra dal momento in cui crediamo, ma per essere premiati da Dio stesso. Grandi sono le benedizioni che Dio ha preparato per i Suoi figli, se siamo ubbidienti e lavoriamo per Lui con riconoscenza!

1 Giovanni 3:6,9 — I veri credenti non peccano?

GraceNotes n.59 del Dr. Charlie Bing

Chiunque dimora in lui non pecca chiunque pecca non l’ha visto né l’ha conosciuto […] Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché il seme di Dio dimora in lui e non può peccare perché è nato da Dio.

1 Giovanni 3:6,9 LND

(Si noti che traduzioni più moderne, come la Nuova Riveduta, non traducono “non pecca” ma “non persiste nel peccare” — affronteremo questo punto più avanti).

Molti hanno difficoltà con questi versetti (e analogamente 5:18 e altri versi in 1 Giovanni, che non possono essere inclusi in questo studio), perché sembrano contraddire l’esperienza e contraddire 1 Giovanni 1:8 che dice:

Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi e la verità non è in noi.

e anche 1 Giovanni 1:9 che dice ai credenti che “noi” dovremmo confessare i nostri peccati.

Quindi, se Giovanni stabilisce il fatto che i credenti peccano nel capitolo 1, come può dire in seguito che i credenti non peccano? Un’interpretazione errata di questi versetti ha indotto molti cristiani a dubitare della loro salvezza.

I tempi del rapimento: la posizione pretribolazionista — Parte II

Dopo il quadro storico della prima parte, in questa seconda e ultima parte del capitolo dedicato alla posizione pretribolazionista analizzeremo passaggi chiave ed esporremo sette ragioni a favore.

Passaggi Chiave: Giovanni 14

“Il vostro cuore non sia turbato; credete in Dio, e credete anche in me! Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo? Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi”

Giovanni 14:1-3

Molti studiosi sostenitori della dottrina vedono questo passaggio come relativo al rapimento pretribolazione. 

Un significativo numero di commentatori ha notato che ciò che ci dice il Signore in Giovanni 14 si può ritrovare nel discorso di Paolo nella sua prima lettera ai Tessalonicesi; J.B. Smith, tra questi, ha dimostrato quanto tali passaggi siano correlati. Lo studioso ha anche cercato di ricreare lo stesso parallelo tra Giovanni 14 e Apocalisse 19:11-21, senza successo: “infine neppure una singola parola nei due elenchi è usata nella stessa relazione o connessione​[5]​ dichiara Smith (p. 312).

Giovanni 14:1-3 1 Tessalonicesi 4:13-18
Turbato v.1Triste v.13
Abbiate fede v.1Credete v.14
Dio, me v.1Gesù, Dio v.14
Detto (a voi) v.2Vi diciamo v. 15
tornerò v.3Venuta del Signore v.15
Vi accoglierò v.3Verremo rapiti v.17
Presso di me v.3Incontrare il Signore v.17
Dove sono Io, siate anche voi v.3Saremo sempre con il Signore v. 17

Smith osserva che le parole e le frasi rappresentano un parallelo quasi perfetto. Si susseguono infatti nello stesso ordine; trattano entrambi solo di credenti e in entrambi i versi è descritto il loro destino, dalla tristezza della Terra alla gloria del Cielo.​[3]​

Sembra ovvio quindi concludere che Paolo stesse descrivendo lo stesso evento che il Signore Gesù ha annunciato l’ultima sera prima della Sua morte: le finalità di entrambi i passaggi sembrano indicare un evento futuro che è mirato a confortare gli animi di alcuni credenti aggravati, nel primo caso dalla dipartita del Signore Gesù, nel secondo da quella dei loro amati fratelli e sorelle. Entrambi i passaggi cercano di cambiare le loro prospettive, donandogli la beata speranza della redenzione e dell’eternità col Signore. Questo parallelo è importante nel grande dibattito pre e post tribolazione, poiché se la Chiesa venisse rapita poco prima del Secondo Avvento di Cristo sulla Terra, allora non raggiungerebbe mai le dimore in Cielo che il Signore Gesù è andato a prepararci. Come abbiamo visto, infatti, per i post-tribolazionisti la Chiesa discenderebbe immediatamente sulla Terra dopo aver incontrato il Signore a mezz’aria e comincerebbe con Lui il Millennio. Ma se così fosse, allora le frasi “nella casa del Padre ci sono molte dimore” e “vado a prepararvi un luogo” non troverebbero compimento. Non così però nel caso pretribolazionista: le dimore preparate per noi, sarebbero quelle in cui alloggeremo mentre la Tribolazione si scatena sulla Terra.

I tempi del rapimento: la posizione pretribolazionista — Parte I

E siamo arrivati alla fine del nostro viaggio attraverso le diverse posizioni teologiche riguardo al rapimento. In quest’ultimo capitolo, diviso in due parti, tratteremo della dottrina del pretribolazionismo, la quale insegna che il rapimento non sarà preceduto da nessun evento escatologico particolare, può avvenire in qualsiasi momento: vedremo la storia di questa dottrina, cercheremo di capire perché è una dottrina tardiva; analizzeremo da vicino i versi chiave che molti sostenitori del pretribolazionismo usano per giustificare le loro conclusioni ed infine diremo in sette punti perché questa è la dottrina più convincente che abbiamo finora analizzato. 

Il quadro storico

Molti antagonisti di questa dottrina puntano alla sua recente nascita per minare la sua validità. Eppure, sempre più studiosi oggi stanno concentrando i loro sforzi per colmare quel gap di 1800 anni che separa la Chiesa degli Apostoli dalla formalizzazione del moderno pretribolazionismo. Ad oggi molti documenti sono stati portati alla luce che attestano insegnamenti estremamente simili al moderno pretribolazionismo antecedenti il 1800.

Grazia Gratuita e Ipergrazia: un confronto

Abbiamo di recente pubblicato un’introduzione generale alla Grazia Gratuita: sistema teologico che esalta le promesse bibliche di Dio riguardo la nostra salvezza, la quale si trova solo nella grazia offerta nel sacrificio di Cristo al credente.

Molto spesso questo sistema teologico è confuso con un altro che ha molte cose in comune con la Grazia Gratuita, ma anche molte importanti differenze. Si tratta della Ipergrazia. Questo breve articolo vuole mettere in risalto tali differenze in modo da preparare il credente a non confondere le due teologie.

Introduzione alla Grazia Gratuita

Alcuni cristiani si identificano come arminiani, altri come calvinisti e alcuni come calminiani (enfasi aggiunta). Ma ci sono anche tanti cristiani che evitano ciascuna di queste etichette, senza avere un nome per ciò in cui credono. Direi che alcuni sostengono la Grazia Gratuita (Free Grace), senza saperlo.

Grazia Gratuita (Free Grace) è un termine relativamente nuovo, ma la sua teologia non lo è. Non è né calvinista né arminiana, ma conservatrice. Ha una visione elevata della Scrittura e supporta la predicazione espositiva e l’evangelizzazione. Ci sono molti che si dichiarano apertamente appartenenti alla Grazia Gratuita, come il Dr. Earl Radmacher, ma molti altri che lo sono essenzialmente nella loro dottrina senza chiamarla così, come il Dr. Charles Stanley.

Mi piace introdurre la teologia della Grazia Gratuita esaminando Giovanni 3:16. È uno dei versi più famosi della Bibbia e molti cristiani lo sanno a memoria. Tuttavia, ho scoperto che pochi credono davvero a ciò che Gesù promette lì.

Ecco Giovanni 3:16, suddiviso in cinque sezioni, ognuna delle quali contiene una preziosa verità:

Perché Dio ha tanto amato il mondo / che ha dato il suo Figlio unigenito / che chiunque crede in Lui / non perisce / ma ha la vita eterna.

Esaminiamo il versetto, sezione per sezione.

O morte, dov’è la tua vittoria?

«O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo dardo?» Ora il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge; ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo.

1 Corinzi 15:55-57

Viviamo tempi così incerti. Tante persone stanno perdendo o hanno perduto i loro cari in una maniera atroce e straziante. Molti non hanno avuto nemmeno la possibilità di dirsi addio, né hanno avuto una salma su cui piangere. Il dolore della perdita è sempre il più struggente, il più acuto possibile. In queste ore ho letto tante storie orribili, il pianto ha caratterizzato i nostri ultimi mesi e la paura ogni singolo giorno.

Questo articolo è rivolto a tutti coloro che stanno soffrendo per la perdita di qualcuno; per coloro che stanno lottando con la malattia e per coloro che stanno seduti sul divano e non hanno alcuna certezza del futuro. La vostra sofferenza non passa indifferente. La forza che oggi vi sembra venire meno, non rimane incompresa. Ma è stata già sollevata, ha ricevuto già conforto.

Eppure vi chiedete, dov’è Dio in tutto questo?

Pesach

La prima Pesach

Fu una notte buia, più buia del solito. Le stelle sembravano coperte da un velo leggerissimo, le intravedevo ancora da una piccola fessura della finestra chiusa, ma non splendevano come al solito, sembravano opache. Forse ero solo io che percepivo le cose in maniera diversa, perché non sapevo cosa aspettarmi, non sapevo come sarebbe avvenuto, ma sapevo che quella notte non era come le altre, non poteva esserlo. Seguimmo le istruzioni alla lettera. Ogni cosa era stata preparata e poi eseguita nel dettaglio, perché solo così, ci fu detto, io e tanti altri come me avremmo potuto vedere l’alba del giorno dopo.

I tempi del Rapimento: la posizione post-tribolazionista

La posizione post-tribolazionista colloca il rapimento della Chiesa di Cristo alla fine del periodo della Grande Tribolazione, in coincidenza con il secondo Avvento del Signore (Ap 19). In linea generale, questa posizione rigetta la dottrina dell’imminenza e ritiene che la Chiesa debba passare attraverso la Grande Tribolazione per attendere il ritorno di Cristo, il quale discenderà sulle nuvole, chiamerà a sé la Chiesa (rapimento) per poi ridiscendere con lei sulla Terra e manifestarsi al mondo nel Suo ritorno.

Ora, questa descrizione è abbastanza generale e ottimistica, questo perché in realtà c’è una varietà di posizioni all’interno dell’ambito post-tribolazionista. Alcune di queste varianti sono contrastanti fra loro o sono state adattate nel tempo in risposta a problematiche scritturali neglette—come vedremo—dalla Chiesa primitiva. In questo studio cercheremo di guardare a quelle più importanti, prima di analizzare la validità del post-tribolazionismo alla luce delle Scritture.

Famiglia

Perché Dio ha creato un virus così cattivo?

L’altro giorno, mentre vestivo la nostra bambina, con i suoi begli occhioni grandi un po’ tristi, mi ha chiesto:

Ma se Dio è buono perché ha creato un virus così cattivo?

Il mio primo istinto è stato quello di abbracciarla forte, perché nella sua vita così piccola e innocente, sebbene con un impatto diverso rispetto a quello che questo assurdo virus ha avuto nella vita di noi “grandi”, anche lei ha subito un brutto colpo: ad un tratto la sua routine è stata bruscamente interrotta; non può giocare più all’aperto né andare a scuola; le sue amichette non possono più venire a casa; persino il sunday club della chiesa, che lei ama tanto, è inaccessibile per lei!

Questa è una domanda molto comune al giorno d’oggi, lo era prima del coronavirus, lo è tanto di più adesso. Qui vogliamo darvi una risposta a misura di bambino, ma che magari può servire anche a chi è più grandicello.

Innanzitutto le ho ricordato che Dio è buono e che da Lui possono venire solo cose buone: Gesù ha detto che un uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae cose buone, quanto più allora Dio, che è il più buono di tutti!

Quando Dio ha creato la terra e l’uomo, allora tutto era buono, anzi molto buono! (Genesi 1:31). Ma l’uomo, attraverso la sua disobbedienza, aveva voltato le spalle al suo Creatore, per seguire il consiglio del serpente. Con questo suo gesto, tutta la perfetta creazione di Dio fu rovinata, e il peccato fu introdotto nel mondo. Il peccato è male, un’azione contraria al bene: con esso arrivò anche la morte, affinché sia all’uomo, che al resto della creazione, che erano diventati corrotti, non potesse essere permesso di vivere per sempre. Da allora, il mondo è diviso tra le cose buone che Dio ha creato e le cose del male. Per questo abbiamo frutti buoni, e frutti cattivi; batteri buoni e anche quelli cattivi; animali buoni e animali cattivi. Entrambi, il bene e il male, devono coesistere nel mondo e sono in lotta continua.

Ma il Signore ha disposto di un’arma invincibile, e con Essa ha vinto la battaglia.

Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.

Giovanni 3:16

Il Messia promesso sin dall’inizio (Genesi 3:15) è stato mandato nel mondo, per amore del Creatore verso la sua creatura, e così ogni cosa del male fu sconfitta. Proprio come nei film: il bene vince sempre sul male!
Gesù, il Messia ha sofferto la morte del peccato, da uomo innocente, al posto nostro, ed è risorto alla vita eterna promettendola a chiunque creda in Lui. Così chiunque crede in Lui passa dalla morte alla vita, dalla fazione dal male a quella del bene! E diventano figli del bene.

Il Signore ha dichiarato un giorno in cui Egli ritornerà e riconquisterà il mondo eliminando ogni figlio del male e portando a completamento la Sua opera di salvezza, su tutta la creazione. Per sempre. Immaginate allora i figli del bene come gioiranno!

A questo punto, mia figlia sorrideva di nuovo.


Infatti io ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria che deve essere manifestata a nostro riguardo. Poiché la creazione aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio;  perché la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a motivo di colui che ve l’ha sottoposta, nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio. Sappiamo infatti che fino ad ora tutta la creazione geme ed è in travaglio; non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando l’adozione, la redenzione del nostro corpo. Poiché siamo stati salvati in speranza. Or la speranza di ciò che si vede non è speranza; difatti, quello che uno vede perché lo spererebbe ancora? Ma se speriamo ciò che non vediamo, lo aspettiamo con pazienza.

Romani 8:18-25

Cari fratelli, cerchiamo la saggezza e l’intelligenza in questo periodo buio

Acquista saggezza, acquista intelligenza; non dimenticare le parole della mia bocca e non te ne sviare. Non abbandonare la saggezza, ed essa ti custodirà; amala, ed essa ti proteggerà.

(Proverbi 4:5-6)

In questi giorni di buio e incertezza, leggiamo tante frasi che tentano di rincuorarci l’animo e di darci un senso di sicurezza. Tanti versi biblici, che se applicati in maniera erronea possono portarci ad esporci al pericolo, piuttosto che proteggerci. In questo articolo vogliamo dare una visione più ampia, scritturale e veritiera circa il modo in cui dobbiamo comportarci in questo periodo.

Dal verso che leggiamo sopra, c’è un chiaro invito a cercare e possedere saggezza e intelligenza, perché esse ci custodiranno e ci proteggeranno.

Il nostro Dio è un Dio grande, l’unico vero buono e potente Dio. Egli è capace di custodirci da ogni male, così come il salmo 91 dichiara, Egli è il Salvatore per eccellenza. Eppure al fine di fare ciò il Signore ci ha dato degli strumenti e ci ha donato delle istruzioni, che se noi seguiamo, con fedeltà e fiducia, ci porteranno alla salvezza (parliamo di salvezza terrena qui!). Uno di questi strumenti è la saggezza. E la saggezza si trova nella Bibbia. Andiamo quindi ad analizzare alcuni passaggi biblici e andiamo ad estrapolare da essi la saggezza e le istruzioni che ci servono per aiutarci in maniera effettiva in questo periodo.

Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. […]Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto:“Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo” e “Essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti col piede contro una pietra”».Gesù gli rispose: «È altresì scritto: “Non tentare il Signore Dio tuo”».

Matteo 4:1;5-7

Le tentazioni di Gesù nel deserto sono tra i passaggi biblici più importanti per darci un’idea di come una buona e soprattutto sana conoscenza delle Scritture, può preservarci dall’esporci a pericoli inutili. In questo caso a Gesù viene suggerito, proprio usando dei versi biblici molto conosciuti e comuni (salmo 91), di gettarsi da un’altura essendo sicuro che Dio l’avrebbe soccorso. Bene, il Signore Gesù ha risposto con un altro verso biblico che lo ha preservato dal tentare il Dio padre e così dal mettere a rischio la propria vita in maniera sconsiderata. Quanti fratelli e non, in maniera spavalda, soprattutto prima delle restrizioni governative, hanno continuato a viaggiare, a radunarsi in chiesa o nei luoghi affollati, appellandosi proprio a quei versi che il diavolo usò contro Gesù? E quanti di questi oggi sono ammalati o hanno esposto altri al pericolo della malattia?

Un altro esempio importante che la Bibbia ci insegna sul come preservarci, si trova nel libro dell’Esodo al capitolo 12.

Perché il mondo odia Israele? — Il popolo del Re legittimo

Nella parte precedente eravamo rimasti al duplice problema del peccato e del principe illegittimo, Satana.

Dio fornirà la soluzione e in un solo colpo: si farà uomo e riuscirà in quello che l’uomo non aveva potuto e non poteva fare, sconfiggere cioè Satana.

L’obiettivo di questa serie non è quello di analizzare in dettaglio questo mistero, ma è necessario sottolineare un punto: il bambino che sarà chiamato Dio onnipotente dovrà venire alla luce come essere umano, e pertanto dovrà nascere sulla terra e da madre umana. Ciò significa che sarà necessaria una persona reale che farà da madre al Messia, permettendogli così di nascere uomo. Tale persona dovrà quindi necessariamente appartenere a un popolo e provenire da un paese specifico della terra.

Logica vuole, pertanto, che se Satana riesce ad evitare che tale famiglia si formi, o la distrugge una volta che si è formata, vince la sua battaglia: il Re scelto da Dio non può conquistare il trono e Satana rimane in carica sul pianeta.

Tenendo questo ben presente, analizziamo le Scritture per vedere se questo concetto è biblico o semplicemente un’affascinante idea.

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