È per grazia che siete stati salvati, mediante la fede

Autore: Vincenzo

Napoletano di nascita, figlio di Dio per grazia mediante fede in Gesù Cristo (Giovanni 1:12-13; Efesini 2:8-9). Attualmente vive in Inghilterra con la sua amata moglie Manuela e due stupendi doni del Signore, Cristina e Salvo.

Vincenzo ha ottenuto una Laurea Magistrale in Scienze Informatiche dall'Università degli studi di Napoli Federico II e lavora a tempo pieno come dirigente nell'industria software.

È attualmente iscritto al corso di Laurea Triennale in Teologia (Bachelor of Theology) incentrato su Esegesi ed Ermeneutica e offerto dall'Università di Chester attraverso la King's Evangelical Divinity School.

Regola d'oro

La regola d’oro

Così è chiamata la regola che Gesù dà durante il sermone sul Monte (Mt 7:12).

Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro

Gesù

Eppure il mondo usa spesso la versione complementare, molto popolare nelle religioni orientali:

“Non fate agli altri ciò che non volete gli altri facciano a voi”.

Confucio

Molti non si accorgono della differenza tra le due frasi e alcuni, ingenui e poco informati, tentano anche di screditare l’origine biblica del concetto insegnato da Gesù, affermando che Confucio insegnò la stessa cosa secoli prima.

Ma Confucio insegnò la seconda forma, non quella di Gesù. Ciò detto, la legge morale di Dio è nella coscienza di tutti gli uomini (Ro 2:14), quindi non sarebbe strano che un uomo arrivasse allo stesso concetto, che se vogliamo è alquanto semplice.

Tuttavia, una più attenta analisi, ci dimostra che la frase di Gesù ha delle implicazioni del tutto diverse. La forma di Confucio è un limitarsi a non fare agli altri ciò che non vogliamo che gli altri facciano a noi: è un comando passivo, che ci invita in qualche modo a non fare cose cattive agli altri. Ma non fare qualcosa di male non implica fare del bene. Ed è questa la ben più importante conseguenza dell’insegnamento di Gesù. Gesù si concentra sul dare e sul fare del bene, e non semplicemente sull’evitare di fare del male. Tutto quello che noi desideriamo che gli altri ci facciano, questo Gesù ci dice di fare agli altri. Al contrario della formula che insegna di “non fare”, la Regola d’Oro di Gesù implica sacrificio e altruismo da parte di chi segue la regola. Per dare e fare agli altri ciò che noi vorremo gli altri facessero e dessero a noi vuol dire privarci di tempo, soldi, beni e quant’altro, per darli ad altri.

Se da un lato il “non fare agli altri” si limita a un più semplice “non date fastidio agli altri e fatevi gli affari vostri”, dall’altro la regola di Gesù è votata a esprimere l’amore in pratica, con azioni altruiste e non egoistiche.

La regola d’oro di Gesù riflette il carattere benevolo, generoso e magnanimo di Dio.

La regola d’oro di Gesù è superiore, in quanto include la regola di Confucio. Mentre il viceversa non vale.

La differenza è netta.

Peste

Insegnamenti dalla storia della Chiesa e dalle piaghe del passato

Liberamente tradotto da Lessons from Church history and past plagues, di Tim Dippie.

Vale sempre la pena guardare indietro alla storia della chiesa per imparare come la chiesa ha risposto alle crisi in passato. L’anno scorso ho scritto di alcune lezioni di Spurgeon sul Coronavirus. Spurgeon ha prestato servizio durante un’epidemia di colera che ha avuto un tasso di mortalità del 12,8% in alcune parti di Londra, ben superiore a quello che stiamo vedendo oggi dal Coronavirus.

David Robinson ha scritto un eccellente articolo sull’Assistenza sanitaria nella Chiesa Primitiva, che esamina come i cristiani risposero alla peste di Cipriano. Sebbene la maggior parte di coloro che ne avevano i mezzi fosse fuggita dalle zone colpite, Cipriano incoraggiò i cristiani a restare e ad occuparsi degli altri. Lo fecero con un grande rischio personale, guadagnandosi rispetto e facendo convertiti come risultato.

Vale anche la pena guardare ai Puritani e la Peste.

Romani 13

Romani 13:1-5 — obbedienza acritica alle autorità?

Molti sembrano pensare che Paolo, in Romani 13, insegni un’obbedienza acritica alle autorità; che, insomma, bisogna ubbidire ai governi quale che sia la natura delle scelte di questi ultimi.

Se andiamo un po’ più indietro nel tempo,​[1]​ scopriamo che, al contrario, l’apostolo Paolo veniva a volte quasi criticato per quel che sembrava essere un invito a obbedire alle autorità acriticamente; senza se e senza ma, insomma.

In un modo o nell’altro, è raro vedere una discussione di come questa obbedienza si traduca effettivamente nella pratica. In verità, l’esperienza stessa di Paolo ci fornisce non poche delucidazioni. Non è qui il caso di andare nel dettaglio riguardo i diritti di cui un cittadino romano godeva all’epoca dei fatti di Paolo. Per chi vuole approfondire, Boyd Reese fornisce una panoramica sufficiente.​​[1]​

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