Qualche giorno fa un commentatore Calvinista ha lanciato una sfida: leggete Giovanni 6:37-40, 44 e 65, ha detto, e diteci la sequenza. Chi attira chi, verso chi, e per che cosa? E che cosa, o chi, manca?
Domande legittime. Rispondiamo nell’ordine, leggendo però il brano intero e non l’estratto. I passi sono citati dalla Nuova Riveduta 2006.
La sequenza secondo Giovanni
L’elenco del commentatore si ferma al versetto 44 e salta al 65. Il versetto che sta in mezzo è proprio quello che chiude la questione:
È scritto nei profeti: «Saranno tutti istruiti da Dio». Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. (6:45)
Gesù ha appena detto che nessuno può venire a lui se il Padre non lo attira (v. 44). Il versetto 45 è la sua spiegazione di che cosa sia quell’attrarre. Cita Isaia 54:13 e lo descrive come un insegnare. La risposta umana a quell’insegnamento è udire e imparare. Il risultato è venire.
La sequenza, con le parole di Gesù, è dunque questa: il Padre insegna; la persona ascolta e impara; la persona viene al Figlio.
E che cos’è il «venire»? Il versetto 35 mette le due frasi una accanto all’altra: chi viene non avrà più fame, chi crede non avrà mai più sete. Venire a Gesù è credere in Gesù. Non è una parafrasi mia: è il parallelismo del versetto.
E che cosa segue al credere? La vita.
Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui abbia vita eterna. (6:40)
In verità, in verità vi dico: chi crede ha vita eterna. (6:47)
Giovanni ripete quest’ordine dappertutto: 3:16, 5:24, 6:54, e nella dichiarazione d’intenti dell’intero vangelo, «affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome» (20:31). La sequenza del vangelo è istruito, ha imparato, ha creduto, vive. Quella del commentatore è vive, e poi crede. Giovanni non la scrive mai.
Chi attira chi
Il Padre attira le persone al Figlio. Su questo nessuno discute. Si discute sul verbo. La parola greca (helkyō) viene usata altrove per tirare a riva una rete piena di pesci (Giovanni 21:6) o per trascinare qualcuno in tribunale (Atti 16:19), e da qui si argomenta che l’attrazione del Padre dev’essere irresistibile.
Tre problemi.
Primo: lo stesso autore usa lo stesso verbo qualche capitolo più avanti: «quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me» (12:32). Se attirare vuol dire trascinare irresistibilmente, allora tutti sono trascinati a Cristo e tutti sono salvati. Nessuno, in questa discussione, lo crede. La via d’uscita consueta, che «tutti» significhi «di ogni tipo», deve ignorare quel che succede nel capitolo: dei Greci arrivano in cerca di Gesù (12:20) e i farisei si lamentano che il mondo intero gli va dietro (12:19).
Secondo: quando l’Antico Testamento greco usa questo verbo per Dio che agisce sulle persone, è il linguaggio dell’amore, non della forza. «Ti ho attirato con compassione», dice Dio a Israele (Geremia 38:3 nella Settanta, il nostro 31:3). Il Cantico dei Cantici lo usa per l’amato che attira l’amata (1:4). Il lessico greco di riferimento mette Giovanni 6:44 e 12:32 insieme, sotto la voce «attirare una persona verso ciò che giova alla sua vita interiore», in altre parole attrazione, e cataloga a parte i passi della rete.[^1]
Terzo, ed è il punto più semplice: una rete non ha volontà per resistere. Una persona sì. Il verbo ti dice che qualcosa viene tirato; non ti dice che la cosa tirata non possa rifiutare. Il versetto 45 ti dice come funziona il tirare: insegnando.
Chi viene «dato»
Il versetto 37 dice che tutti quelli che il Padre dà a Gesù verranno a lui. Il commentatore legge quel «dà» come un decreto d’elezione dall’eternità. Giovanni gli dà un senso più concreto.
Nella sua preghiera Gesù dice dei discepoli: «Erano tuoi e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola» (17:6). Quelli dati erano già del Padre. Appartenevano a Dio prima di essere consegnati al Figlio.
E questo combacia esattamente con la scena di Giovanni 6. La folla è fatta di Israeliti che discutono di Mosè e della manna. Un capitolo prima Gesù ha detto a un pubblico dello stesso tipo da dove viene la loro incredulità:
Perché se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha scritto di me. (5:46)
E ha già diagnosticato il problema come mancanza di volontà: «eppure non volete venire a me per avere la vita!» (5:40). Non «non potete». Non volete.
Il quadro, allora, è quello di un resto fedele dentro Israele, gente che aveva ascoltato il Padre attraverso Mosè, i profeti e Giovanni il battista, e che viene consegnata al Figlio ora che il Figlio è venuto. È questo che «istruiti da Dio» significa nel contesto di Isaia, ed è per questo che Gesù può dire più avanti che chi «è da Dio» ascolta le sue parole, mentre chi ha rifiutato la fede di Abraamo non lo farà (8:39-47). La stessa logica regge «voi non credete, perché non siete delle mie pecore» (10:26): le pecore sono quelle che già ascoltano la voce del pastore (10:27). Nessuno di questi passi dice che le pecore siano diventate pecore per un’opera segreta compiuta prima che credessero.
E il versetto 65, «nessuno può venire a me se non gli è dato dal Padre»? Basta leggere il versetto prima. Gesù dice che alcuni di loro non credono, e perciò richiama quel che aveva detto. Chi non è dato e chi non crede sono lo stesso gruppo di persone. Il testo non dice che l’uno causi l’altro; il versetto 45 ci ha già detto dove passa la linea di confine.
Che cosa manca
Il commentatore ha chiesto che cosa manchi nel brano. La risposta onesta è: la rigenerazione. Né la parola, né l’idea. In nessun punto di Giovanni 6 qualcuno riceve la vita e poi, di conseguenza, crede.
L’unico posto in cui Giovanni mette nascita e fede in ordine esplicito, le mette al contrario:
Ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali sono nati … da Dio. (1:12-13)
Ricevere, credere, ottenere il diritto di diventare figli, nascere. La nuova nascita è opera di Dio soltanto, ed è il punto del versetto 13; ma la condizione che Giovanni le attacca è il credere, ed è il punto del versetto 12. Non è una stranezza di Giovanni. Pietro dice che siamo stati rigenerati «mediante la parola vivente e permanente di Dio» (1 Pietro 1:23); Giacomo dice che Dio ha voluto generarci «mediante la parola di verità» (Giacomo 1:18); Paolo dice che gli Efesini hanno ricevuto il sigillo dello Spirito dopo aver creduto (Efesini 1:13). La rassegna dei testi fatta da David Allen conclude che il Nuovo Testamento colloca con coerenza la fede logicamente prima della rigenerazione.[^2]
Perché Satana si dà tanta pena?
Un buon test per una dottrina è vedere se rende strano il resto della Scrittura. Se gli increduli sono incapaci di fede finché Dio non li rigenera, e la rigenerazione è irresistibile, allora il diavolo non ha niente da fare. Gli eletti non si possono fermare e gli altri non si possono far partire.
Eppure Gesù dice che il diavolo porta via la parola dal cuore di chi ascolta «affinché non credano e non siano salvati» (Luca 8:12), e Paolo dice che il dio di questo mondo ha accecato le menti degli increduli affinché non risplenda per loro la luce del vangelo (2 Corinzi 4:4). Entrambi danno per scontato che quelle persone, lasciate sole con la parola, avrebbero potuto benissimo credere. L’attività del diavolo ha senso solo se la fede era a portata di mano.
Gesù dà per scontata la stessa cosa della gente comune. Quando la folla di Giovanni 6 chiede quale opera Dio richieda, risponde: «che crediate in colui che egli ha mandato» (6:29). A una domanda su quel che possono fare risponde dicendo loro di credere. Più avanti dice: «Se uno vuol fare la volontà di lui, conoscerà se questa dottrina è da Dio» (7:17). Prima il volere; poi il riconoscere.
Chi manca
In Giovanni 6 c’è un solo atto di scelta, e vale la pena leggere il capitolo fino in fondo per trovarlo:
Non ho io scelto voi dodici? Eppure uno di voi è un diavolo! (6:70)
L’unica elezione che il capitolo registra è la scelta di dodici uomini per un incarico, e comprende Giuda. Se Giovanni 6 insegna l’elezione incondizionata alla vita eterna, qualcuno deve spiegare perché l’unica elezione esplicita del capitolo non sia né incondizionata nell’esito né riguardi affatto la vita eterna.
Torniamo alla domanda
Chi attira chi? Il Padre attira le persone al Figlio, insegnando, e chi ascolta e impara viene. Chi viene dato? Quelli che erano già del Padre, consegnati al Figlio. Che cosa manca? Una qualsiasi affermazione che la vita preceda la fede. Chi manca? Nessuno, a conti fatti. Il peccatore sta lì in ogni versetto: viene, crede, ascolta, impara, oppure rifiuta.
L’ordine di Giovanni è l’ordine di tutto il Nuovo Testamento: ascoltare, credere, vivere. Ed è anche, non a caso, l’ordine dell’invito del vangelo. Nessuno ti dice di aspettare d’essere stato reso vivo. Ti dice di credere, e di vivere.
[^1]: BDAG, A Greek-English Lexicon of the New Testament and Other Early Christian Literature, 3ª ed., s.v. ἑλκύω.
[^2]: David L. Allen, «Does Regeneration Precede Faith?», Journal for Baptist Theology and Ministry 11, n. 2 (2014): 34-52.
