Esaminate ogni cosa e ritenete il bene; astenetevi da ogni specie di male. (1 Tessalonicesi 5:21-22)
Puntuale come le castagne, verso la fine di ottobre, nei circoli evangelici, torna lo stesso materiale: Halloween è una festa pagana travestita, anzi un culto satanico che i bambini potrebbero praticare senza saperlo. La notte del 31 ottobre i satanisti sarebbero al massimo della loro attività, e a confermarlo ci sono le testimonianze di ex adepti convertiti, che quel mondo l’hanno visto da dentro. Chi lascia mascherare i figli, insomma, apre una porta al nemico.
Ora, chi diffonde questi messaggi lo fa quasi sempre per amore dei figli e per zelo verso il Signore, e su questo non ho nulla da ridire. Ma lo zelo non dispensa dalla verifica. Le affermazioni che reggono tutto il discorso sono tre: un’origine pagana o satanica, un calendario liturgico dei satanisti, la testimonianza di chi ne è uscito. In questo articolo voglio esaminarle una per una, e poi porre la domanda che la Scrittura pone davvero, che con le origini c’entra poco.
Spoiler: su tutti e tre i punti l’evidenza va nella direzione opposta. E la cosa ci riguarda da vicino, perché una chiesa attenta ai fatti su Halloween è più credibile quando annuncia un fatto storico come la risurrezione.
Il nome dice già quasi tutto
Partiamo dal nome, che di solito si salta. Halloween è la contrazione di All Hallows’ Eve, la vigilia di Ognissanti: hallow è il vecchio termine inglese per «santo». Il nome stesso, insomma, dichiara di che festa si tratta.
Resta da capire perché Ognissanti cada il 1° novembre. Ed è qui che nasce la tesi della sostituzione, che avrete sentito mille volte: la Chiesa avrebbe scelto quella data per assorbire una festa celtica dei morti.
La tesi risale a James Frazer, l’antropologo del Ramo d’oro, ma i documenti non la sostengono. Lo storico Ronald Hutton, che ha dedicato tre capitoli di The Stations of the Sun a Samhain e Halloween, osserva che la festa di Ognissanti fu istituita formalmente in gran parte dell’Europa nord-occidentale da Ludovico il Pio nell’835, su sollecitazione di papa Gregorio IV, ma che al 1° novembre esisteva già nell’Inghilterra di Beda [1]. Verso l’anno 800 le chiese inglesi e tedesche, in contatto tra loro, la celebravano in quella data. L’Irlanda, invece, festeggiava tutti i santi il 20 aprile, come attestano il Félire Óengusso e il Martirologio di Tallaght [1].
Ci si fermi un attimo su questo dettaglio, perché è decisivo. L’unica Chiesa a contatto diretto con Samhain celebrava Ognissanti in primavera. Il 1° novembre arriva dal mondo germanico, non da quello celtico, e la teoria di Frazer perde il suo presupposto [1]. Hutton conclude, semmai, che nelle isole britanniche fu Ognissanti a soppiantare quel che si faceva a Samhain, e che Halloween come festa popolare a sé si sviluppa solo dopo la Riforma [2].
Samhain: quel che sappiamo e il dio che non è mai esistito
Samhain è esistito davvero, su questo non ci piove: era la festa gaelica d’inizio novembre, e ancora oggi il suo nome indica il mese di novembre in irlandese e in gaelico scozzese. E per onestà va detto che non era una ricorrenza neutra. Hutton ritiene che non vi siano prove di un legame con i morti, né che segnasse l’inizio dell’anno; era però certamente un tempo in cui ci si guardava da forze soprannaturali, o si cercava di placarle [3]. Detto questo, ne sappiamo poco, e quel poco ci arriva da testi irlandesi medievali scritti da monaci cristiani secoli dopo.
Tutt’altra cosa è il «Samhain, signore dei morti» che compare in tanti opuscoli evangelici. Quel dio ha un’origine precisa: Charles Vallancey, ufficiale del genio britannico mandato in Irlanda nel Settecento per dei rilievi topografici. Vallancey scartò il significato corrente del termine, «fine dell’estate», e ne fece una divinità chiamata «Balsab», dove bal starebbe per «signore» e sab per «morte» [4]. Nella letteratura irlandese medievale di un simile personaggio non c’è traccia [5].
L’invenzione, però, ha fatto carriera. A metà Novecento c’erano ancora libri su Halloween che parlavano di «Samhain, signore dei morti», e all’inizio degli anni Novanta gruppi cristiani americani mettevano in guardia i genitori da una festa in cui si sarebbero bruciati esseri umani per placarlo [4]. Chi oggi cita il dio Samhain lo fa quasi sempre in buona fede; ma, senza saperlo, non sta citando i Celti: sta citando un ingegnere militare del Settecento.
Il calendario dei satanisti: vero, ma recente e di seconda mano
Qui c’è un fondo di verità, e lo ammetto volentieri. Nella Bibbia satanica di Anton LaVey, pubblicata nel 1969, la festa più importante è il compleanno di ciascuno; seguono Walpurgisnacht e Halloween [6]. Ma la gerarchia stessa dice già qualcosa. Il satanismo di LaVey è un culto dell’io, e la sua festa principale è il proprio compleanno. Se bastasse una data adottata dai satanisti a contaminare una festa, dovremmo rinunciare anche ai compleanni.
Il punto vero è la direzione del prestito. Un movimento nato negli anni Sessanta ha adottato una data che la cultura popolare aveva già reso macabra. Non è Halloween ad avere radici sataniche; sono i satanisti ad aver preso in prestito Halloween. Il Satanic Temple lo dice quasi apertamente: celebra la festa per abbracciare l’oscurità e la sua estetica, e osserva che chi è immerso nel dogma religioso la definisce di continuo malvagia e demoniaca [7].
C’è un’ironia, in tutto questo. Quando presentiamo Halloween come la notte di Satana, finiamo per confermare proprio l’immagine che i satanisti vogliono dare di sé.
Le testimonianze degli ex satanisti
Il primo a perorare la propria causa sembra che abbia ragione; ma viene l’altra parte, e scruta quello. (Proverbi 18:17)
Il genere dell’ex satanista convertito ha un capostipite: Mike Warnke, il cui The Satan Seller (1973) lo presentava come ex sommo sacerdote di una setta di oltre mille adepti. Per quasi vent’anni Warnke fu uno dei più noti esperti evangelici di satanismo. Poi la rivista Cornerstone, pubblicata a Chicago dalla comunità evangelica Jesus People USA, decise di verificare. I redattori Jon Trott e Mike Hertenstein intervistarono circa cento persone e produssero un articolo con 170 note, concludendo che il racconto era in gran parte inventato [8].
L’anno prima la stessa rivista aveva smontato Satan’s Underground di Lauren Stratford, altro pilastro del genere [9]. Ed è questo il dettaglio che più ci riguarda: le smentite non vennero da scettici ostili, ma da evangelici, che consideravano la verità un dovere cristiano anche quando costava.
Sul piano investigativo il quadro non cambia. Kenneth Lanning, agente dell’FBI specializzato in abusi sui minori, racconta di aver creduto inizialmente alle denunce di abusi rituali satanici. Nella sua guida del 1992 conclude che la tesi di una vasta rete satanica era discutibile, e indica spiegazioni alternative, tra cui leggende metropolitane e operatori troppo zelanti [10].
Una testimonianza non è vera perché commuove. È vera se regge all’esame, e quell’esame è la Scrittura stessa a chiederlo.
Dolcetto o scherzetto: una storia nordamericana del Novecento
E le usanze, i costumi, le zucche? Sono recenti. Nelle isole britanniche esistevano antecedenti come il souling, legato al giorno dei defunti, in cui si andava di casa in casa chiedendo cibo in cambio di preghiere [3]. La formula «trick or treat», però, compare per la prima volta a stampa nel Calgary Daily Herald del 3 novembre 1927, e il giorno dopo nel Lethbridge Herald: entrambi descrivono quel che accadeva a Blackie, un villaggio dell’Alberta [11]. Lo «scherzetto», per inciso, era la minaccia di qualche piccola bravata vandalica se il dolcetto non arrivava.
In Italia la festa è arrivata in tempi recenti, in buona parte attraverso la televisione e il cinema americani [12]. Il bambino che suona il campanello a Empoli o a Pozzuoli ripete un’usanza canadese e statunitense del secolo scorso, passata per il marketing. Non sta celebrando un rito druidico.
La domanda che la Scrittura pone davvero
Quanto dunque al mangiare carni sacrificate agli idoli, sappiamo che l’idolo non è nulla nel mondo, e che non c’è che un Dio solo. (1 Corinzi 8:4)
Ma mettiamo pure che Halloween avesse davvero origini pagane. La questione sarebbe chiusa? No. Dedurre il significato attuale di una cosa dalla sua origine è una fallacia genetica. Se il ragionamento valesse, dovremmo smettere di dire martedì, giovedì e venerdì, che portano i nomi di Marte, Giove e Venere, e rinominare gennaio, che porta quello di Giano. Non conosco un solo credente che si senta idolatra quando scrive la data sul diario dei figli.
Paolo affronta esattamente questo problema a Corinto, con la carne sacrificata agli idoli, e la sua risposta ha due lati. Da una parte, l’idolo non è nulla (8:4), e la carne venduta al mercato si mangia senza fare domande per scrupolo di coscienza (10:25). Dall’altra, sedere alla mensa di un culto è un altro paio di maniche: lì i sacrifici sono offerti ai demòni, e il credente non deve avere comunione con loro (10:20-21). Il criterio, quindi, non è da dove venga la carne, ma che cosa sia l’atto e che cosa significhi qui e ora.
Applichiamolo. Un bambino travestito che chiede caramelle compie forse un atto di culto rivolto a qualche essere spirituale? No. Una seduta spiritica, una tavola Ouija, un tentativo di interrogare i morti: quelli sì, ed erano vietati al popolo di Dio in qualunque giorno dell’anno (Deuteronomio 18:10-12). La linea passa lì, non sul calendario. Per il resto vale Romani 14:5: c’è chi distingue un giorno dall’altro e chi li considera tutti uguali, e «ciascuno sia pienamente convinto nella propria mente». Colossesi 2:16 aggiunge che nessuno deve giudicarci riguardo alle feste.
Resta il versetto che in questo dibattito salta fuori più spesso: «astenetevi da ogni apparenza di male» (1 Tessalonicesi 5:22, Diodati). Il greco εἶδος (eidos) qui indica la specie, la forma, non l’apparenza; la Nuova Riveduta traduce correttamente «ogni specie di male». Paolo chiede di evitare il male in qualunque forma si presenti, non tutto ciò che a qualcuno potrebbe sembrare sospetto. E il versetto precedente, che spesso si dimentica, chiede di esaminare ogni cosa e ritenere il bene (5:21). Che è, in fondo, quello che stiamo facendo.
Il caso migliore per l’astensione
Ora, chi sceglie di non partecipare ha argomenti più solidi di quelli che circolano di solito, ed è giusto esporli con onestà. Il primo è Efesini 5:11: «Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre». Il secondo è storico: il folklore di Halloween comprendeva giochi divinatori, soprattutto per conoscere il futuro coniuge. Il terzo è attuale: i neopagani celebrano Samhain come una vera festa religiosa. Il quarto riguarda i contenuti: l’estetica del sangue, della morte e dell’orrore non forma bene un bambino, e Filippesi 4:8 orienta lo sguardo altrove.
I primi tre, però, mancano il bersaglio. Le opere delle tenebre di Efesini 5 sono pratiche, non date. La divinazione è proibita il 31 ottobre come il 31 marzo, e il rimedio è rifiutarla, non abolire una serata. Che i neopagani si riapproprino di una data non li rende padroni del calendario, tanto più che il 1° novembre cristiano è documentato secoli prima del loro revival.
Il quarto argomento, invece, regge, ed è prudenza legittima. Una famiglia può benissimo dire no a travestimenti macabri o splatter. Ma è un giudizio sui contenuti, che vale anche per i film del sabato sera, e sta in piedi da solo, senza bisogno di ricostruzioni storiche. È lì che il discorso dovrebbe spostarsi. Chi poi ha una coscienza debole su questo, magari perché viene da pratiche occulte, va rispettato e non scandalizzato (1 Corinzi 8:9-13). La carità può portare ad astenersi; non può trasformare la propria scelta in un test di fedeltà per gli altri.
Lo sguardo rivolto altrove
E prego che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza e in ogni discernimento, perché possiate apprezzare le cose migliori. (Filippesi 1:9-10)
C’è un’ironia tutta italiana in questa polemica. Mentre l’attenzione va tutta alla zucca d’importazione, le tradizioni che hanno davvero a che fare con il rapporto tra vivi e morti sono nostre, e da secoli.
In Sicilia, nella notte tra il 1° e il 2 novembre, i bambini ricevono regali che, si racconta loro, hanno portato i parenti defunti, tornati per poco tra i vivi [13]. A Catania c’è perfino la fiera dei morti, dove si comprano i dolci e i giocattoli da far trovare la mattina [14]. È una tradizione affettuosa, e non ho nessuna intenzione di mettere sotto accusa le nonne siciliane. Ma la teologia che la regge, i morti che tornano e portano doni, è parecchio più problematica di un costume da vampiro.
E chi, come me, è nato a Napoli conosce il culto delle anime pezzentelle, le anime abbandonate del purgatorio. Al Cimitero delle Fontanelle, nel rione Sanità, i devoti «adottavano» un teschio, la capuzzella, se ne prendevano cura e pregavano per l’anima corrispondente, aspettandosi in cambio una grazia, spesso i numeri del lotto rivelati in sogno [15]. Fu la stessa autorità cattolica a fermare la pratica: un decreto del 29 luglio 1969, voluto dal cardinale Corrado Ursi, vietò il culto individuale delle capuzzelle perché troppo vicino all’idolatria [16].
Ecco un caso concreto di ciò che Deuteronomio 18 proibisce: rapporti con i morti, scambio di favori, comunicazioni attraverso i sogni. E dietro c’è una questione che tocca il cuore del vangelo: l’opera di Cristo basta, o le anime hanno bisogno dei nostri suffragi? Un evangelico italiano che voglia dire qualcosa di serio in questi giorni ha molto più da dire il 2 novembre che il 31 ottobre. È lì che il discernimento chiesto da Paolo, quello che sa riconoscere le cose che contano (Filippesi 1:10), trova più lavoro da fare.
Conclusione: quanto ci costa
e liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita. (Ebrei 2:15)
Il primo costo è la credibilità. Ognuna delle affermazioni che abbiamo esaminato si smonta in pochi minuti di ricerca, e chi ci ascolta se ne accorge. Paolo sapeva che, se Cristo non fosse risorto, gli apostoli sarebbero stati trovati falsi testimoni di Dio (1 Corinzi 15:15). Il suo vangelo poggiava su fatti verificabili, e chi lo annunciava non poteva permettersi leggerezze con i fatti. Neanche noi.
Il secondo costo è spirituale. Una fede che vive di allarmi finisce per attribuire a Satana un potere che la croce gli ha tolto. Cristo «ha spogliato i principati e le potenze, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce» (Colossesi 2:15). È venuto a liberare chi era schiavo della paura della morte (Ebrei 2:14-15). Il credente non perde ciò che Cristo gli ha dato perché suo figlio si è travestito da pirata. La grazia non ha bisogno della paura per custodirci.
Con questo voglio forse dire che bisogna festeggiare Halloween? No. Dico solo che ogni famiglia decida secondo coscienza. Chi apre la porta dia le caramelle, magari con un sorriso e una parola buona. Chi preferisce non partecipare lo faccia, senza farne una prova di fedeltà per gli altri.
E chi vuole fare un passo in più può dare un significato cristiano alla zucca stessa. Una volta l’ho fatto con i miei figli, seguendo un’idea resa popolare da un fumetto di Cedric Hohnstadt [17]. Il coltello è la Legge, che entra nel cuore e mette a nudo il peccato (Romani 3:20). La polpa che si toglie è la colpa che Cristo ha portato sulla croce. La candela è la luce che entra quando crediamo in lui: «Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre» (Giovanni 12:46). E la zucca accesa alla finestra ricorda che quella luce va poi fatta risplendere davanti agli altri (Matteo 5:16).
E ricordiamoci, fratelli, che cosa celebra in origine il giorno che Halloween precede. Nel Nuovo Testamento i «santi» non sono un’élite canonizzata, ma tutti i credenti (Romani 1:7; 1 Corinzi 1:2). La vigilia di Ognissanti, letta bene, è la vigilia della festa della gente comune che Dio ha salvato per grazia.
Che Gesù vi benedica.
Note e fonti
- Ronald Hutton, The Stations of the Sun: A History of the Ritual Year in Britain, Oxford University Press, 1996, capitoli su Samhain e Halloween; consultato tramite estratto.
- Hutton, The Stations of the Sun, sintesi delle conclusioni in Roger Pearse, «From my diary – thinking about All Saints Day», 2019.
- Hutton, The Stations of the Sun, citato in «The origin of Halloween».
- Lisa Morton, Trick or Treat: A History of Halloween, Reaktion Books, 2012, estratto in PopMatters.
- «Was There an Irish God Named Samhain?», Irish Myths, 2022.
- Anton Szandor LaVey, The Satanic Bible, Avon, 1969, sezione «Religious Holidays».
- The Satanic Temple, «Holidays».
- «Investigation: Article Claims Warnke’s Satanic Past a Fraud», Christianity Today, agosto 1992; poi Mike Hertenstein e Jon Trott, Selling Satan: The Tragic History of Mike Warnke, Cornerstone Press, 1993.
- «Mike Warnke», sezione sull’indagine di Cornerstone.
- Kenneth V. Lanning, Investigator’s Guide to Allegations of “Ritual” Child Abuse, FBI Academy, gennaio 1992; scheda NCJRS.
- «Trick or treat», Wordorigins.org; DCHP-3.
- «Festa dei morti: una tradizione a rischio», Balarm.
- «Tradizioni e dolci sapori di Sicilia per la festa dei morti», La Voce di New York, 2021.
- «In Sicilia per “i Morti” si fa festa», Balarm.
- «Il cimitero delle Fontanelle di Napoli», Geopop; Cimitero delle Fontanelle, The Wom Travel.
- «Riapre il Cimitero delle Fontanelle», BelvedereNews.
Citazioni bibliche: Nuova Riveduta 2006, salvo dove indicato.
