È per grazia che siete stati salvati, mediante la fede

Autore: Squadra Editoriale Pagina 2 di 11

Romani 13

Romani 13:1-5 — obbedienza acritica alle autorità?

Molti sembrano pensare che Paolo, in Romani 13, insegni un’obbedienza acritica alle autorità; che, insomma, bisogna ubbidire ai governi quale che sia la natura delle scelte di questi ultimi.

Se andiamo un po’ più indietro nel tempo,​[1]​ scopriamo che, al contrario, l’apostolo Paolo veniva a volte quasi criticato per quel che sembrava essere un invito a obbedire alle autorità acriticamente; senza se e senza ma, insomma.

In un modo o nell’altro, è raro vedere una discussione di come questa obbedienza si traduca effettivamente nella pratica. In verità, l’esperienza stessa di Paolo ci fornisce non poche delucidazioni. Non è qui il caso di andare nel dettaglio riguardo i diritti di cui un cittadino romano godeva all’epoca dei fatti di Paolo. Per chi vuole approfondire, Boyd Reese fornisce una panoramica sufficiente.​​[1]​

Lavanda dei piedi

Beato chi fa queste cose

1 Ora prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta per lui l’ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio se ne tornava, si alzò da tavola, depose le sue vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse. Poi mise dell’acqua in una bacinella, e cominciò a lavare i piedi ai discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio del quale era cinto. Si avvicinò dunque a Simon Pietro, il quale gli disse: «Tu, Signore, lavare i piedi a me?» Gesù gli rispose: «Tu non sai ora quello che io faccio, ma lo capirai dopo». Pietro gli disse: «Non mi laverai mai i piedi!» Gesù gli rispose: «Se non ti lavo, non hai parte alcuna con me». E Simon Pietro: «Signore, non soltanto i piedi, ma anche le mani e il capo!» 10 Gesù gli disse: «Chi è lavato tutto non ha bisogno che di aver lavati i piedi, è tutto quanto puro; e voi siete puri, ma non tutti». 11 Perché sapeva chi era colui che lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».12 Quando dunque ebbe loro lavato i piedi ed ebbe ripreso le sue vesti, si mise di nuovo a tavola, e disse loro: «Capite quello che vi ho fatto? 13 Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono. 14 Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. 15 Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io. 16 In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato. 17 Se sapete queste cose, siete beati se le fate.

Giovanni 13:1-17

Introduzione

Il vangelo di Giovanni è il vangelo che è stato oggetto della mia attenzione per quasi due anni ora, insieme con la prima lettera di Giovanni. Perciò, quando Phil mi ha chiesto di sostituirlo oggi per il messaggio della Santa Cena, è stato quasi naturale pensare a quale passaggio di Giovanni potessi usare in questa occasione. E alla fine ho scelto questo passo perché è collocato cronologicamente all’inizio del giorno 14 del mese di Nisan; ovvero alla sera dell’ultima cena. Come molti sapranno, nel calendario giudaico, i giorni vanno dal tramonto all’alba e non viceversa; ovvero il nuovo giorno inizia di sera. L’ultima cena è quindi collocata all’inizio del giorno 14 del mese di Nisan. Perché lo ribadisco di nuovo? Perché il quattordicesimo giorno di Nisan è il giorno in cui il Signore ha prescritto il sacrificio dell’agnello Pasquale (Esodo 12:1-7) e quindi volevo cogliere l’occasione per sottolineare come Gesù compia la tipologia profetica dietro all’evento della Pasqua ebraica.

Esposizione

Ma andiamo ad esporre il passaggio. Ci sono quattro punti su cui mi voglio soffermare. 

Amore completo

Ora prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta per lui l’ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine

Nel primo verso leggiamo che “avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”. Qui “i suoi che erano nel mondo” sono i dodici. Ma la frase più bella è che “li amò sino alla fine”. Dio, in Cristo, ci insegna cosa è veramente l’amore. È un atto che non si risparmia, ma si dà completamente. Ed è in questo modo che Dio ha amato il mondo, tanto da dare il suo unico Figlio affinché chiunque creda in lui non perisca, ma abbia la vita eterna (cfr. Giovanni 3:16). Più amore che donarci la vita eterna? E a che costo, poi? Perché, certo la vita eterna è un dono totalmente gratuito per noi, ma a Dio è costato un bel po’, non vi pare?

Divina umiltà

Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio se ne tornava, si alzò da tavola, depose le sue vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse

Giovanni ribadisce chiaramente l’autocoscienza di Gesù. Egli conosce esattamente la sua identità divina, da dove viene e dove va. Eppure, qui vediamo messo in pratica quello che l’Apostolo Paolo ci dice in Filippesi 2:6-7

il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini;

Filippesi 2:6-7

Sicuri in Cristo

Poi mise dell’acqua in una bacinella, e cominciò a lavare i piedi ai discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio del quale era cinto. Si avvicinò dunque a Simon Pietro, il quale gli disse: «Tu, Signore, lavare i piedi a me?» Gesù gli rispose: «Tu non sai ora quello che io faccio, ma lo capirai dopo». Pietro gli disse: «Non mi laverai mai i piedi!» Gesù gli rispose: «Se non ti lavo, non hai parte alcuna con me». E Simon Pietro: «Signore, non soltanto i piedi, ma anche le mani e il capo!» 10 Gesù gli disse: «Chi è lavato tutto non ha bisogno che di aver lavati i piedi, è tutto quanto puro; e voi siete puri, ma non tutti». 11 Perché sapeva chi era colui che lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».

Tradizionalmente, almeno nella mia esperienza, il messaggio principale che viene tratto da questo passaggio è quello dell’esempio che Gesù da nel servire gli altri, in umiltà. Del resto, Lui stesso lo dice più avanti in questo passaggio: “il servo non è maggiore del suo signore”, “fate come vi ho fatto io”. 

Tuttavia, la classica dicotomia della letteratura di Giovanni tra “vita eterna” e “comunione con Dio” è presente anche in questo passaggio. Quando Pietro si oppone al lavaggio dei piedi, Gesù gli spiega che “se non ti lavo, non hai alcun parte con me”. Nel linguaggio di Giovanni, il “non avere parte” significa non avere comunione, non essere in buoni rapporti. Pietro capisce e, nella veemenza che lo caratterizza, praticamente risponde “be’, se è così, allora lavami tutto!”, rivelando chiaramente il suo cuore. 

A questo punto a me piace immaginare Gesù con un sorriso di quelli che dicono “Anche io ti voglio bene, ma non funziona proprio così”. Infatti, Gesù prosegue con lo spiegare che chi si è fatto un bagno ha bisogno solo di lavarsi i piedi, perché è già “tutto quanto puro”. 

La similitudine che usa Gesù si comprende meglio se ci caliamo nei panni di un ebreo del primo secolo. Se, dopo aver fatto un bagno, si usciva in strada per recarsi da amici, pur essendo ancora tutti puliti, si arrivava a casa di amici con i piedi puntualmente zeppi di polvere. Ed era costume dell’epoca lavarsi i piedi prima di entrare in casa di altri. Di solito l’acqua (o addirittura l’intera lavanda) veniva fornita dall’ospite. 

Ma, tornando a noi, Gesù ribadisce ai 12 “voi siete puri, ma non tutti”, facendo ovviamente rifermento a Giuda Iscariota. Nel linguaggio dicotomico di Giovanni, quello che Gesù ci sta dicendo qui è che gli 11 erano già puri, ovvero avevano già la vita eterna, in funzione della loro fede riposta in Gesù. Però, per avere comunione attiva col Signore, è necessario che Gesù perdoni i loro peccati quotidiani. Quindi, il bagno è simbolo della salvezza, della vita eterna. E dallo scambio tra Pietro e Gesù capiamo che chi ha fatto questo bagno, non ne avrà bisogno di nuovo. Mentre i piedi sporchi di polvere rappresentano il cammino quotidiano del Cristiano, che inevitabilmente accumula peccati giornalieri. Cristo ci dice che se vogliamo avere comunione attiva con Dio, dobbiamo lasciargli lavare via questi peccati quotidiani. E perché ciò avvenga, sta a noi andare da Lui. “Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità” (1 Gv 1:9).Questa distinzione tra salvezza e comunione la ritroviamo anche in Giovanni 15:3-4

Voi siete già puri a causa della parola che vi ho annunciataDimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dare frutto se non rimane nella vite, così neppure voi se non dimorate in me.

Pertanto, l’episodio della lavanda dei piedi ci ribadisce ancora una volta la sicurezza del credente in Cristo. Una volta accettati nella famiglia di Dio, ne siamo permanente parte; ciò che facciamo dopo può potenzialmente compromettere la nostra comunione, il nostro cammino terreno e la nostra capacità di portare frutto. Ma non il nostro destino eterno. 

Beato chi fa queste cose

12 Quando dunque ebbe loro lavato i piedi ed ebbe ripreso le sue vesti, si mise di nuovo a tavola, e disse loro: «Capite quello che vi ho fatto? 13 Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono. 14 Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. 15 Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io. 16 In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato. 17 Se sapete queste cose, siete beati se le fate.

Dopo la lavanda dei piedi, il Signore si riveste e si assicura che i discepoli capiscano bene cosa è appena successo. Il Signore e Maestro si era vestito di umiltà e s’era fatto loro servitore, lavando loro i piedi. “Vi ho dato un esempio” aggiunge. Fate la stessa cosa. Ovvero, servite gli uni gli altri, perché il servo non è più grande del suo signore: “se l’ho fatto io, voi non avete scuse” è come se dicesse Gesù. E questo è appunto l’interpretazione classica e più ovvia del passaggio. Ma alla luce di quanto detto al punto precedente, credo sia giusto inferire che Gesù si aspetti anche che i discepoli perdonino i peccati gli uni degli altri, così come lui perdona i nostri. Del resto, in Matteo 6:15 leggiamo “ma se voi non perdonate agli uomini le loro colpe, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.” Entrambe le cose, il servire e il perdonare gli un gli altri, ci renderanno beati, perché avremo buona comunione col nostro Dio e gli uni con gli altri.

Conclusione

Tutto questo è possibile grazie al sacrificio che Gesù, nel suo completo amore, è stato pronto a fare. Proprio quel sacrificio che dista poche ore dagli eventi di cui abbiamo appena letto in questo passo. Pertanto, presentiamoci davanti a Lui con i nostri peccati quotidiani, consci del fatto che Egli è giusto e fedele da perdonarci; e avviciniamoci alla santa cena, simbolo del sacrificio che ci permette di avere vita e comunione col nostro Dio. 

Il dono e la ricompensa

Come capita molto spesso, è nell’ambiente casalingo che le conversazioni più interessanti e costruttive hanno luogo. Il Signore ha posto nella famiglia un esempio meraviglioso del Suo amore e del suo agire nei nostri confronti: molte volte noi agiamo con i nostri figli nello stesso modo in cui il Signore interagisce e cerca di comunicare con noi.

L’altro giorno, mentre stavamo parlando con i nostri bimbi del Natale che è alle porte, inevitabilmente viene fuori il conflitto tra i due personaggi preminenti del Natale: Babbo Natale e Gesù. Per alcuni il Natale consiste solo dell’uno, per altri solo dell’altro. E nello spiegare ai nostri figli qual è il vero senso del Natale e quale l’unico e indiscutibile protagonista, ci siamo soffermati a considerare la differenza che c’è tra il dono e il premio.

Covidianesimo

Covidianesimo, la nuova religione

di MICHAEL BLACKBURN

Covidianesimo

C’è un tocco di manicheismo nell’aria. Il covid ha cristallizzato un dualismo semi-religioso nella popolazione. Ora sono diventati covidiani, i nuovi credenti. Per loro il mondo fisico è diventato malvagio, infetto, impuro. Il tocco della stessa pelle umana viene evitato per paura dell’infezione. Il proprio respiro è velenoso e deve essere soffocato.

Il grande virus-demone ispira terrore e tremore in tutto il paese. È onnipresente e come il vecchio Dio cristiano, “immortale, invisibile”. E saggio. È in grado di leggere l’ora, contare le sue potenziali vittime, osservare i confini del governo e risorgere dalle proprie ceneri in innumerevoli ondate di distruzione.

Bisogna quindi fare di tutto per combattere questo male. È una lotta all’ultimo sangue anche se le azioni che intraprendi contro di essa uccidono te o i tuoi cari. La mortificazione della carne, della salute mentale, della normale vita sociale e dell’esistenza finanziaria sono diventate obbligatorie.

A opporsi al virus sono i saggi re-dei dell’establishment politico, consigliati dai loro sommi sacerdoti scientifici e medici. Sono la luce e la via. I media agiscono come emissari delle cattive notizie e degli imperiosi editti del governo alla popolazione bovina. La popolazione, a parte un piccolo contingente di eretici, obbedisce, sacrificando quei pochi brandelli di pensiero indipendente forse rimasti alla grande causa del “controllo del virus”, e investendo la loro fede nel credo della “scienza”, lockdown, circuit-breakers, numeri R, distanziamento sociale, mascherine e vaccino.

1 Giovanni 3:6,9 — I veri credenti non peccano?

GraceNotes n.59 del Dr. Charlie Bing

Chiunque dimora in lui non pecca chiunque pecca non l’ha visto né l’ha conosciuto […] Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché il seme di Dio dimora in lui e non può peccare perché è nato da Dio.

1 Giovanni 3:6,9 LND

(Si noti che traduzioni più moderne, come la Nuova Riveduta, non traducono “non pecca” ma “non persiste nel peccare” — affronteremo questo punto più avanti).

Molti hanno difficoltà con questi versetti (e analogamente 5:18 e altri versi in 1 Giovanni, che non possono essere inclusi in questo studio), perché sembrano contraddire l’esperienza e contraddire 1 Giovanni 1:8 che dice:

Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi e la verità non è in noi.

e anche 1 Giovanni 1:9 che dice ai credenti che “noi” dovremmo confessare i nostri peccati.

Quindi, se Giovanni stabilisce il fatto che i credenti peccano nel capitolo 1, come può dire in seguito che i credenti non peccano? Un’interpretazione errata di questi versetti ha indotto molti cristiani a dubitare della loro salvezza.

I tempi del rapimento: la posizione pretribolazionista — Parte II

Dopo il quadro storico della prima parte, in questa seconda e ultima parte del capitolo dedicato alla posizione pretribolazionista analizzeremo passaggi chiave ed esporremo sette ragioni a favore.

Passaggi Chiave: Giovanni 14

“Il vostro cuore non sia turbato; credete in Dio, e credete anche in me! Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo? Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi”

Giovanni 14:1-3

Molti studiosi sostenitori della dottrina vedono questo passaggio come relativo al rapimento pretribolazione. 

Un significativo numero di commentatori ha notato che ciò che ci dice il Signore in Giovanni 14 si può ritrovare nel discorso di Paolo nella sua prima lettera ai Tessalonicesi; J.B. Smith, tra questi, ha dimostrato quanto tali passaggi siano correlati. Lo studioso ha anche cercato di ricreare lo stesso parallelo tra Giovanni 14 e Apocalisse 19:11-21, senza successo: “infine neppure una singola parola nei due elenchi è usata nella stessa relazione o connessione​[5]​ dichiara Smith (p. 312).

Giovanni 14:1-3 1 Tessalonicesi 4:13-18
Turbato v.1Triste v.13
Abbiate fede v.1Credete v.14
Dio, me v.1Gesù, Dio v.14
Detto (a voi) v.2Vi diciamo v. 15
tornerò v.3Venuta del Signore v.15
Vi accoglierò v.3Verremo rapiti v.17
Presso di me v.3Incontrare il Signore v.17
Dove sono Io, siate anche voi v.3Saremo sempre con il Signore v. 17

Smith osserva che le parole e le frasi rappresentano un parallelo quasi perfetto. Si susseguono infatti nello stesso ordine; trattano entrambi solo di credenti e in entrambi i versi è descritto il loro destino, dalla tristezza della Terra alla gloria del Cielo.​[3]​

Sembra ovvio quindi concludere che Paolo stesse descrivendo lo stesso evento che il Signore Gesù ha annunciato l’ultima sera prima della Sua morte: le finalità di entrambi i passaggi sembrano indicare un evento futuro che è mirato a confortare gli animi di alcuni credenti aggravati, nel primo caso dalla dipartita del Signore Gesù, nel secondo da quella dei loro amati fratelli e sorelle. Entrambi i passaggi cercano di cambiare le loro prospettive, donandogli la beata speranza della redenzione e dell’eternità col Signore. Questo parallelo è importante nel grande dibattito pre e post tribolazione, poiché se la Chiesa venisse rapita poco prima del Secondo Avvento di Cristo sulla Terra, allora non raggiungerebbe mai le dimore in Cielo che il Signore Gesù è andato a prepararci. Come abbiamo visto, infatti, per i post-tribolazionisti la Chiesa discenderebbe immediatamente sulla Terra dopo aver incontrato il Signore a mezz’aria e comincerebbe con Lui il Millennio. Ma se così fosse, allora le frasi “nella casa del Padre ci sono molte dimore” e “vado a prepararvi un luogo” non troverebbero compimento. Non così però nel caso pretribolazionista: le dimore preparate per noi, sarebbero quelle in cui alloggeremo mentre la Tribolazione si scatena sulla Terra.

I tempi del rapimento: la posizione pretribolazionista — Parte I

E siamo arrivati alla fine del nostro viaggio attraverso le diverse posizioni teologiche riguardo al rapimento. In quest’ultimo capitolo, diviso in due parti, tratteremo della dottrina del pretribolazionismo, la quale insegna che il rapimento non sarà preceduto da nessun evento escatologico particolare, può avvenire in qualsiasi momento: vedremo la storia di questa dottrina, cercheremo di capire perché è una dottrina tardiva; analizzeremo da vicino i versi chiave che molti sostenitori del pretribolazionismo usano per giustificare le loro conclusioni ed infine diremo in sette punti perché questa è la dottrina più convincente che abbiamo finora analizzato. 

Il quadro storico

Molti antagonisti di questa dottrina puntano alla sua recente nascita per minare la sua validità. Eppure, sempre più studiosi oggi stanno concentrando i loro sforzi per colmare quel gap di 1800 anni che separa la Chiesa degli Apostoli dalla formalizzazione del moderno pretribolazionismo. Ad oggi molti documenti sono stati portati alla luce che attestano insegnamenti estremamente simili al moderno pretribolazionismo antecedenti il 1800.

Grazia Gratuita e Ipergrazia: un confronto

Abbiamo di recente pubblicato un’introduzione generale alla Grazia Gratuita: sistema teologico che esalta le promesse bibliche di Dio riguardo la nostra salvezza, la quale si trova solo nella grazia offerta nel sacrificio di Cristo al credente.

Molto spesso questo sistema teologico è confuso con un altro che ha molte cose in comune con la Grazia Gratuita, ma anche molte importanti differenze. Si tratta della Ipergrazia. Questo breve articolo vuole mettere in risalto tali differenze in modo da preparare il credente a non confondere le due teologie.

Introduzione alla Grazia Gratuita

Alcuni cristiani si identificano come arminiani, altri come calvinisti e alcuni come calminiani (enfasi aggiunta). Ma ci sono anche tanti cristiani che evitano ciascuna di queste etichette, senza avere un nome per ciò in cui credono. Direi che alcuni sostengono la Grazia Gratuita (Free Grace), senza saperlo.

Grazia Gratuita (Free Grace) è un termine relativamente nuovo, ma la sua teologia non lo è. Non è né calvinista né arminiana, ma conservatrice. Ha una visione elevata della Scrittura e supporta la predicazione espositiva e l’evangelizzazione. Ci sono molti che si dichiarano apertamente appartenenti alla Grazia Gratuita, come il Dr. Earl Radmacher, ma molti altri che lo sono essenzialmente nella loro dottrina senza chiamarla così, come il Dr. Charles Stanley.

Mi piace introdurre la teologia della Grazia Gratuita esaminando Giovanni 3:16. È uno dei versi più famosi della Bibbia e molti cristiani lo sanno a memoria. Tuttavia, ho scoperto che pochi credono davvero a ciò che Gesù promette lì.

Ecco Giovanni 3:16, suddiviso in cinque sezioni, ognuna delle quali contiene una preziosa verità:

Perché Dio ha tanto amato il mondo / che ha dato il suo unigenito Figlio / affinché chiunque crede in Lui / non perisca / ma abbia la vita eterna.

Esaminiamo il versetto, sezione per sezione.

O morte, dov’è la tua vittoria?

«O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo dardo?» Ora il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge; ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo.

1 Corinzi 15:55-57

Viviamo tempi così incerti. Tante persone stanno perdendo o hanno perduto i loro cari in una maniera atroce e straziante. Molti non hanno avuto nemmeno la possibilità di dirsi addio, né hanno avuto una salma su cui piangere. Il dolore della perdita è sempre il più struggente, il più acuto possibile. In queste ore ho letto tante storie orribili, il pianto ha caratterizzato i nostri ultimi mesi e la paura ogni singolo giorno.

Questo articolo è rivolto a tutti coloro che stanno soffrendo per la perdita di qualcuno; per coloro che stanno lottando con la malattia e per coloro che stanno seduti sul divano e non hanno alcuna certezza del futuro. La vostra sofferenza non passa indifferente. La forza che oggi vi sembra venire meno, non rimane incompresa. Ma è stata già sollevata, ha ricevuto già conforto.

Eppure vi chiedete, dov’è Dio in tutto questo?

Pesach

La prima Pesach

Fu una notte buia, più buia del solito. Le stelle sembravano coperte da un velo leggerissimo, le intravedevo ancora da una piccola fessura della finestra chiusa, ma non splendevano come al solito, sembravano opache. Forse ero solo io che percepivo le cose in maniera diversa, perché non sapevo cosa aspettarmi, non sapevo come sarebbe avvenuto, ma sapevo che quella notte non era come le altre, non poteva esserlo. Seguimmo le istruzioni alla lettera. Ogni cosa era stata preparata e poi eseguita nel dettaglio, perché solo così, ci fu detto, io e tanti altri come me avremmo potuto vedere l’alba del giorno dopo.

I tempi del Rapimento: la posizione post-tribolazionista

La posizione post-tribolazionista colloca il rapimento della Chiesa di Cristo alla fine del periodo della Grande Tribolazione, in coincidenza con il secondo Avvento del Signore (Ap 19). In linea generale, questa posizione rigetta la dottrina dell’imminenza e ritiene che la Chiesa debba passare attraverso la Grande Tribolazione per attendere il ritorno di Cristo, il quale discenderà sulle nuvole, chiamerà a sé la Chiesa (rapimento) per poi ridiscendere con lei sulla Terra e manifestarsi al mondo nel Suo ritorno.

Ora, questa descrizione è abbastanza generale e ottimistica, questo perché in realtà c’è una varietà di posizioni all’interno dell’ambito post-tribolazionista. Alcune di queste varianti sono contrastanti fra loro o sono state adattate nel tempo in risposta a problematiche scritturali neglette—come vedremo—dalla Chiesa primitiva. In questo studio cercheremo di guardare a quelle più importanti, prima di analizzare la validità del post-tribolazionismo alla luce delle Scritture.

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