di MICHAEL BLACKBURN

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C’è un tocco di manicheismo nell’aria. Il covid ha cristallizzato un dualismo semi-religioso nella popolazione. Ora sono diventati covidiani, i nuovi credenti. Per loro il mondo fisico è diventato malvagio, infetto, impuro. Il tocco della stessa pelle umana viene evitato per paura dell’infezione. Il proprio respiro è velenoso e deve essere soffocato.

Il grande virus-demone ispira terrore e tremore in tutto il paese. È onnipresente e come il vecchio Dio cristiano, “immortale, invisibile”. E saggio. È in grado di leggere l’ora, contare le sue potenziali vittime, osservare i confini del governo e risorgere dalle proprie ceneri in innumerevoli ondate di distruzione.

Bisogna quindi fare di tutto per combattere questo male. È una lotta all’ultimo sangue anche se le azioni che intraprendi contro di essa uccidono te o i tuoi cari. La mortificazione della carne, della salute mentale, della normale vita sociale e dell’esistenza finanziaria sono diventate obbligatorie.

A opporsi al virus sono i saggi re-dei dell’establishment politico, consigliati dai loro sommi sacerdoti scientifici e medici. Sono la luce e la via. I media agiscono come emissari delle cattive notizie e degli imperiosi editti del governo alla popolazione bovina. La popolazione, a parte un piccolo contingente di eretici, obbedisce, sacrificando quei pochi brandelli di pensiero indipendente forse rimasti alla grande causa del “controllo del virus”, e investendo la loro fede nel credo della “scienza”, lockdown, circuit-breakers, numeri R, distanziamento sociale, mascherine e vaccino.

Il Covidiano più devoto crede che il virus sia quantitativamente e qualitativamente peggiore di qualsiasi altra pestilenza che abbia devastato la razza umana, a parte la peste e forse l’influenza spagnola. Ha una fede totale negli dei del governo [britannico, ndT] e nei loro consiglieri che non a caso sono nominati SAGE [Saggio, ndT], perché la loro sagacia è, apparentemente, scientificamente provata e fuori discussione. Gli eretici vengono ignorati, messi a tacere o calunniati.

Il vero Covidiano crede senza pensare, senza critiche, senza riflessione. Crede anche quando le dichiarazioni degli dèi cadono in palese contraddizione; in verità, come recita l’antico detto, “credo quia absurdum est ” – io “credo perché è assurdo” – vuole credere nelle cose più ridicole possibili.

Il segno più chiaro dell’accettazione del credo Covidiano è l’uso della mascherina. “Guarda”, dice, “io sono un vero credente. Sono un cittadino obbediente e responsabile. Ti sto proteggendo dal demone malvagio, Covid. Sto impedendo che la nonna venga uccisa.” E anche la nonna, se non è stata uccisa, salva il mondo dalla morte mentre è in piedi, tossendo nella sua mascherina, in coda fuori dalla farmacia.

La mascherina oscura il volto umano, cancellando la manifestazione esteriore delle emozioni di un individuo e smorzandone la voce. Riduce ogni persona che lo indossa a un devoto patetico e disindividualizzato. Ironia della sorte, c’è qualcosa di sacrilego nella mascherina, nel modo in cui tratta con disprezzo ciò che Milton chiamava “il volto umano divino”. Ma poi il Covidianesimo è nemico della religione consolidata ed è usato per sopprimere il culto regolare nelle chiese e nelle cappelle. Infatti, i ministri delle maggiori denominazioni si sono rivelati covidiani segreti nel loro rifiuto di lottare per mantenere aperti i loro luoghi di culto.

Indossare la mascherina è un rito: si possono vedere le persone che si avvicinano ai portali sacri del supermercato o del posto di lavoro, prendendo in mano le museruole per poi infilarle. A volte le tolgono quando se ne vanno e le rimettono in tasca, per essere pronti per la prossima volta, una volta compiuta la propria osservanza. A volte le indossano all’aperto o in macchina. E ogni volta che entrano in un edificio disinfettano le loro mani impure con acqua santa chimica.

Il Covidianesimo è una religione di sventura senza un salvatore, senza salvezza o liberazione. Il promesso salvatore di un vaccino è un falso messia: non può apparire nel prossimo futuro, come sperato, e se lo farà sarà inefficace e forse pericoloso. La distruzione è perpetua perché gli dei del governo e i loro sommi sacerdoti non riescono a immaginare una fine a tutto ciò, e anche se potessero non lo annuncerebbero, perché non hanno l’integrità o il coraggio di farlo. Proclamare la fine significherebbe rinunciare al loro potere. Distruzione eterna per alcuni, potere eterno per altri.