Quest’anno 2020 ha portato alla luce, a nostro avviso, un problema non indifferente nella Chiesa occidentale. Non sono avvezzo a concordare con certe branche della Cristianità, ma non si può negare la verità delle parole di Andrew Sandlin

Nessun altro fenomeno culturale nell’ultimo secolo ha mostrato visibilmente l’impotenza e l’accomodare della chiesa moderna più del suo collasso totale al cospetto delle misure draconiane come i lockdown Covid del 2020. Sebbene un certo numero di chiese abbia resistito biblicamente, quel numero è imbarazzantemente piccolo. Il cristianesimo occidentale del XXI secolo pagherà un prezzo pesante per questo crollo, e queste chiese così avverse al rischio, che rischiano la loro chiamata davanti a Dio, diventeranno solo il guscio di ciò che erano una volta; anzi, lo sono già diventate.

Molti sembrano pensare che Paolo, in Romani 13, insegni un’obbedienza acritica alle autorità; che, insomma, bisogna ubbidire ai governi quale che sia la natura delle scelte di questi ultimi.

Se andiamo un po’ più indietro nel tempo,​[1]​ scopriamo che, al contrario, l’apostolo Paolo veniva a volte quasi criticato per quel che sembrava essere un invito a obbedire alle autorità acriticamente; senza se e senza ma, insomma.

In un modo o nell’altro, è raro vedere una discussione di come questa obbedienza si traduca effettivamente nella pratica. In verità, l’esperienza stessa di Paolo ci fornisce non poche delucidazioni. Non è qui il caso di andare nel dettaglio riguardo i diritti di cui un cittadino romano godeva all’epoca dei fatti di Paolo. Per chi vuole approfondire, Boyd Reese fornisce una panoramica sufficiente.​​[1]​