La storia della teologia riformata viene spesso presentata come il recupero della verità tramandata dagli Apostoli. Tuttavia, le cose non stanno esattamente così. Il Dr. Kenneth Wilson, teologo e chirurgo ortopedico formatosi a Oxford, negli ultimi anni ha sollevato scalpore con le sue critiche a questa narrazione, con una tesi provocatoria: la teologia deterministica che sostiene il Calvinismo moderno non è stata un recupero della dottrina apostolica, ma un radicale allontanamento da essa. Attraverso una meticolosa analisi forense dei primi scritti cristiani, Wilson sostiene che le “Dottrine della Grazia” (TULIP) sono, in realtà, un sincretismo del dogma cristiano con le filosofie pagane dello gnosticismo, dello stoicismo e del manicheismo, importate nella Chiesa da un singolo uomo: Agostino d’Ippona.

Il consenso della Chiesa primitiva

Le affermazioni di Wilson non sono nuove, ma la sua è la prima ricerca completa e sistematica sull’argomento. Per comprenderne la gravità, è necessario innanzitutto comprendere il panorama teologico precedente ad Agostino. La ricerca di dottorato di Wilson ha comportato la lettura di tutti gli scritti esistenti dei Padri della Chiesa primitiva fino al V secolo. Le sue scoperte rivelano una sorprendente unanimità: per i primi quattrocento anni di storia della Chiesa, i leader cristiani erano uniti nella difesa del libero arbitrio umano.

Figure come Ireneo, Giustino Martire e Tertulliano non consideravano il libero arbitrio una questione secondaria. Al contrario, costituiva la principale linea di demarcazione tra il cristianesimo e i culti pagani. Nei primi secoli, furono gli gnostici, gli stoici e i manichei a insegnare che le azioni umane fossero predeterminate dal destino o dall’allineamento stellare. I primi cristiani deridevano questa divinità “microgestrice” dei pagani, sostenendo che un Dio che deve prescrivere ogni foglia che cade o ogni combattimento tra galli è un “Dio insignificante” rispetto al Sovrano che può concedere autentica libertà alle Sue creature e raggiungere comunque i Suoi fini ultimi. Wilson osserva che prima del 412 d.C., nessun autore cristiano insegnava che Dio predeterminasse unilateralmente la salvezza o la dannazione eterna.

Gli strascichi manichei

L’introduzione del determinismo nella teologia cristiana richiede un vettore specifico, e Wilson lo identifica in Agostino. Prima della sua conversione al cristianesimo, Agostino trascorse circa un decennio come “uditore” nella setta manichea. Il manicheismo era una religione dualistica che considerava il mondo materiale come un male e l’umanità come una “massa di perdizione”, totalmente incapace di fare il bene senza una costrizione esterna.

Sebbene Agostino alla fine abbandonò la setta, Wilson sostiene che non ha mai abbandonato completamente il suo impianto filosofico. Pur adottando ufficialmente la terminologia cristiana e la visione cristiana dell’arbitrio umana, Agostino mantenne il meccanismo stoico della provvidenza meticolosa e l’antropologia manichea della totale incapacità. Ciò diede origine a una teologia che Wilson definisce non come “Calvinismo” – un termine anacronistico per il V secolo – ma come Predeterminazione Divina Unilaterale dei Destini Eterni (Divine and Unilateral Predestination of the Eternal Destinies — DUPED, in inglese, funge anche da gioco di parole, siccome duped significa ingannato).

Il catalizzatore del 412 d.C.: la trappola battesimale

L’analisi cronologica di Wilson individua il momento preciso in cui Agostino abbandonò la tradizionale visione cristiana del libero arbitrio: l’anno 412 d.C., durante il culmine della controversia pelagiana. Il cambiamento non nacque da un’improvvisa riscoperta delle epistole di Paolo, ma dalla posizione logica che Agostino aveva fatto sua riguardo al battesimo infantile.

All’epoca, Agostino sosteneva una visione rigorosa della rigenerazione battesimale, ovvero la convinzione che l’acqua del battesimo fosse strettamente necessaria per la salvezza. Durante i suoi dibattiti, si trovò di fronte alla realtà della mortalità infantile. Se nascono due bambini e uno viene battezzato mentre l’altro muore a causa di un ritardo nel traffico o di un sacerdote negligente, il primo è salvato e il secondo è dannato. Poiché i bambini non possono esercitare la fede o la volontà, Agostino fu costretto a chiedersi: perché Dio ha permesso a uno di raggiungere il fonte battesimale e non all’altro?

Per sostenere la sua visione del battesimo, Agostino concluse che Dio dovesse selezionare unilateralmente individui specifici per la salvezza, negando attivamente questa opportunità ad altri. Impose una causa deterministica (l’elezione segreta di Dio) per spiegare un effetto circostanziale (chi viene battezzato). Così facendo, inventò una teologia in cui la volontà di Dio, piuttosto che la risposta umana, diventava l’unico fattore decisivo nel destino eterno, prendendo il concetto in prestito dai suoi anni manichei.

L’invenzione della colpa ereditaria

Per giustificare la dannazione di questi bambini non battezzati, Agostino dovette innovare ulteriormente. I primi Padri della Chiesa riconoscevano il “peccato ancestrale”, ovvero che gli esseri umani ereditano da Adamo la mortalità e la propensione al peccato. Tuttavia, negavano fermamente che gli esseri umani ereditassero la colpa (colpa legale) per il crimine di Adamo.

Agostino cambiò questa concezione. Basandosi sulle sue precedenti concezioni manichee che demonizzavano la riproduzione sessuale, teorizzò che l’atto della procreazione trasmette un “contagio” di colpa legale. Questa dottrina della “Colpa Ancestrale” postulava che i bambini nascono come una “massa dannata”, meritevoli del fuoco dell’inferno non per le loro azioni, ma per la loro connessione biologica con Adamo. Ciò fornì ad Agostino la giustificazione morale di un Dio che condanna coloro che non hanno mai peccato consapevolmente – un concetto che si sarebbe poi evoluto nella dottrina calvinista della Depravazione Totale.

Il grande scisma del pensiero

Le implicazioni della ricerca di Wilson suggeriscono che la Chiesa occidentale imboccò una strada sbagliata nel V secolo, che la Chiesa orientale evitò. La tradizione ortodossa orientale di lingua greca, leggendo il Nuovo Testamento nella sua lingua originale, non accettò mai Agostino come teologo supremo e non adottò mai la dottrina della predestinazione unilaterale. Continuò a sostenere la visione dei primi Padri: che la salvezza è una sinergia tra la grazia di Dio e la risposta umana.

Wilson sottolinea un’ultima, pungente ironia: quando Agostino si rivolse alla Scrittura per difendere la sua nuova teologia deterministica, utilizzò esattamente gli stessi testi tratti da Romani ed Efesini che i manichei avevano usato secoli prima per attaccare i cristiani. Di fatto, gli argomenti un tempo considerati attacchi eretici al carattere di Dio furono consacrati, tramite Agostino, come la visione “ortodossa” della sovranità di Dio nell’Occidente latino.

Bibliografia

Ricerca primaria del Dott. Kenneth Wilson

  • Wilson, Kenneth. Augustine’s Conversion from Traditional Free Choice to “Non-free Free Will”: A Comprehensive Methodology. Tübingen: Mohr Siebeck, 2018.
  • Wilson, Kenneth. The Foundation of Augustinian-Calvinism. Regula Fidei Press, 2019.

Interviste