Sigillati

Sicurezza eterna: anche nota come una volta salvi per sempre salvi, è una dottrina molto dibattuta tra i fedeli cristiani, e non solo di recente. Nonostante abbiamo già citato la questione in precedenza, con quest’articolo inauguriamo una serie di studi che presenteremo su questa dottrina biblica.1

Sebbene riteniamo che la Bibbia sia più che chiara a riguardo, data l’esistente controversia, ci sentiamo in obbligo di fornire un’adeguata base biblica per questa dottrina, poiché è parte del nostro statuto di fede.

In questo studio, così come in altri futuri, vedremo come una lettura naturale (letterale, grammaticale, storica e contestuale) della Parola non può portare ad alcun altra conclusione: il nuovo patto che Gesù ha fatto con la Chiesa implica la sicurezza della salvezza. Va precisato che tale dottrina è vera solo per la Chiesa, ovvero per tutti i credenti nati di nuovo tra Pentecoste e Rapimento.2 La Bibbia non presenta la stessa dottrina per altri gruppi di credenti, quali per esempio i santi del vecchio testamento o coloro che crederanno in Cristo dopo il rapimento della Chiesa.

Per coloro i quali hanno già pronta la solita domanda («State dunque dicendo che una volta salvo posso fare quello che voglio e ho licenza di peccare?») vi ricordo che tale domanda viene fatta retoricamente anche da Paolo:

Che diremo dunque? Rimarremo forse nel peccato affinché la grazia abbondi? No di certo! Noi che siamo morti al peccato, come vivremmo ancora in esso? (Romani 6:1-2)

In altre parole, quale vero credente agirebbe mai così volontariamente e sfacciatamente in maniera da offendere Colui che l’ha acquistato col Suo sangue? Il solo porre la domanda è assurdo, come fa capire Paolo.

La garanzia e la sicurezza della nostra salvezza non sono affatto una licenza per peccare (Giuda 1:4) né eliminano la dottrina della confessione (1 Giovanni 1:9; Giacomo 5:16) che è necessaria a una buona relazione col nostro Padre celeste e coi fratelli. Tutt’altro: per quanto mi riguarda, tale dottrina è un motivo di sprono aggiuntivo a vivere una vita di obbedienza e santificazione, come atto di ringraziamento per un dono così grande (Romani 12:1-2).

Il sigillo e la caparra

In lui voi pure, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria. (Efesini 1:13-14)

Una lettura naturale di questi versi dovrebbe da sola bastare a chiarire la questione. Il passaggio dice chiaramente che coloro che hanno creduto (e sono quindi nati di nuovo, cfr. Giovanni 1:12-13) hanno ricevuto il sigillo dello Spirito Santo come pegno fino alla piena redenzione. Ciò di cui leggiamo in questi due versi dunque è che la piena redenzione futura c’è garantita da questo sigillo. Molti sono in disaccordo con questa interpretazione, ma, come vedremo, non c’è altro modo se non questo per interpretare questo passaggio. Prima, però, voglio evidenziare come questa promessa corrisponde a quanto Paolo dice in quest’altro passaggio

Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati. (Romani 8:29-30)

Coloro che sono stati chiamati e giustificati (Romani 5:1) per aver creduto al Vangelo erano stati già preconosciuti da Dio, che conoscendoci da prima della fondazione del mondo (Efesini 1:4) ci ha anche già glorificati. Infatti i verbi nel passaggio sopra sono tutti al passato, da «preconosciuti» a «glorificati». Sono tutte azioni compiute, terminate, agli occhi di Dio. Eppure, voi direte, noi non siamo ancora glorificati (cosa che avverrà con la risurrezione/rapimento). È proprio questo il punto: se Dio ci ha già glorificato da prima della fondazione del mondo, come può un credente nato di nuovo perdere la propria salvezza? È in gioco una promessa di Dio, che in quanto tale, non può essere condizionata da essere fallibili quali siamo noi.

Ma torniamo sul sigillo e il pegno. Queste due parole sono essenziali nella comprensione del nostro testo principale. L’apostolo Paolo nelle sue lettere fa largo uso del linguaggio legale dell’epoca. E queste due parole ne fanno parte.

La prima è, nel testo originale, il verbo3 greco σφραγίζω (sphragizó), che vuol dire “sigillare con un anello o altro strumento fungente da timbro” per “attestare la proprietà e autorizzare ciò che è sigillato”. Implica il diritto di proprietà su ciò che è sigillato da parte di colui che ha posto il sigillo, e la sicurezza completa data dall’autorità del proprietario. Nel mondo antico dove Paolo viveva il sigillo fungeva da firma legale che garantiva la promessa (il contenuto) di ciò che era sigillato.

Da sola, questa parola, che chiaramente esprime garanzia, basterebbe a fugare ogni dubbio; ma Dio è buono e sovrabbonda.

La seconda parola è un altro termine legale del greco antico, ἀρραβών (arrabón), tradotta pegno nella Nuova Riveduta, garanzia ne La Nuova Diodati, e arra nelle varie Diodati più vecchie, che altro non è che un termine arcaico per caparra, usato nella versione CEI. La chiave biblica ci dice che questa parola significa appunto deposito, caparra, dati in anticipo per garantire che si completerà la transazione. Rappresenta la completa certezza che l’acquirente onorerà la propria promessa d’acquisto.

Ancora una volta il concetto espresso è garanzia e certezza. E come se non bastasse, lo stesso concetto, usando le stesse due parole è ripetuto anche in 2 Corinzi 1:22.

Acquistati da Dio

Comprese le implicazioni legali di queste due parole usate in questo passaggio di Efesini, non sorprende vedere che Paolo, sotto guida dello Spirito, prosegue parlando di quelli che Dio si è acquistati.

Non sapete […] che voi non appartenete a voi stessi? Infatti, siete stati comprati a caro prezzo. (1 Corinzi 6:19-20)

E se non apparteniamo a noi stessi ma a Dio, chi siamo noi per togliere a Dio ciò che gli appartiene? Nessuno ci può rapire della mano di Dio (Giovanni 10:28-30) e niente e nessuno può separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore. (Romani 8:38-39)

La circoncisione come modello

L’ho già detto e lo ripeterò spesso: tutto ciò che è fisico ed esterno nel vecchio testamento, diventa spirituale ed interno nel nuovo.

Nella lettera ai Romani Paolo ci spiega come il patriarca Abraamo non avesse ottenuto la giustificazione per opere, ma per fede (Romani 4:3,5). E poi aggiunge

Infatti diciamo che la fede fu messa in conto ad Abraamo come giustizia. In quale circostanza dunque gli fu messa in conto? Quando era circonciso, o quando era incirconciso? Non quando era circonciso, ma quando era incirconciso; poi ricevette il segno della circoncisione, quale sigillo della giustizia ottenuta per la fede che aveva quando era incirconciso (Romani 4:9-11)

Qui vediamo il modello che abbiamo già letto, in termini spirituali, nel nostro passaggio d’apertura (Efesini 1:13-14): dopo la fede, arriva il sigillo. Non ci sorprenderà dunque scoprire che la parola qui tradotta sigillo è la stessa usata in Efesini, anche se in forma di sostantivo piuttosto che di verbo. Unendo questo al fatto che la vera circoncisione è quella del cuore (Romani 2:29) operata dallo Spirito Santo, ancora una volta un modello fisico del vecchio testamento trova completamento nella realtà spirituale del nuovo testamento: così come la circoncisione nella carne ricevuta da Abraamo è un sigillo irreversibile, così anche la nostra circoncisione, nel cuore, è irreversibile.

Conclusione

Iniziare con Efesini 1:13-14 è fondamentale, per me. A mio avviso si tratta del verso chiave che afferma chiaramente che nel momento in cui abbiamo creduto siamo divenuti irreversibilmente possedimento di Dio. E siccome la Parola di Dio non può contraddirsi, non è possibile che altri passaggi dicano il contrario. La verità è che alcuni passaggi, presi fuori contesto, possono sembrare che dicano diversamente, ma in questa serie di studi che faremo, tratteremo anche questi passaggi peculiari e vedremo insieme come molti di questi non trattino affatto della salvezza.

Gioiamo dunque, perché Davide parlava di noi quando diceva:

Beato l’uomo a cui la trasgressione è perdonata e il cui peccato è coperto! Beato l’uomo a cui il Signore non imputa l’iniquità (Salmi 32:1-2)

così come ci conferma Paolo quando riprende questo stesso passaggio nella lettera ai romani (Romani 4:7-8).


  1. Checché ne dicano in molti. In studi futuri analizzeremo anche perché molti negano questa dottrina e vedremo come le loro ragioni non possono essere supportate dalla testimonianza delle Scritture. 
  2. Mi rendo conto che qui sfociamo in questioni escatologiche, ma, almeno per quest’articolo, voglio evitare di entrare nei dettagli della fine dei tempi e di come la corretta comprensione di questi influenzi anche l’interpretazione di altre dottrine, come appunto la sicurezza eterna
  3. Ovvero, l’originale suona più come “siete stati sigillati con lo Spirito Santo”