Il marito amorevole

L’apostolo Paolo ci dice che noi mariti dobbiamo amare le nostre mogli come anche Cristo ha amato la Chiesa (Efesini 5:25), con un amore sacrificale, preparati a morire per loro, e sempre pronti a perdonare tutto ciò che hanno fatto e mai faranno di sbagliato (Colossesi 2:13; Ebrei 10:4), perché questo è ciò che Gesù ha fatto e fa ogni giorno con la Chiesa. Dobbiamo essere preparati a essere feriti e colpevolizzati dagli sbagli delle nostre mogli, o persino a causa di essi; il tutto in silenzio, senza lamentarci, perché questa fu l’attitudine di Gesù mentre andava alla croce per pagare i nostri peccati (Isaia 53:7). Anche Pietro ci dice che l’amore copre una gran quantità di peccati (1 Pietro 4:8). L’apostolo, in realtà, cita un passaggio dal libro dei proverbi (Pr 10:12) e ci ricorda che il vero amore cerca sempre di perdonare e di non ritenere responsabili per le loro colpe coloro che ci offendono. Il vero amore cerca e fa la pace, laddove il mondo normalmente cerca lo scontro e causa divisioni. L’amore non addebita il male, dice di nuovo Paolo (1 Corinzi 13:5). In una traduzione più letterale leggeremmo «l’amore non porta il conto delle malefatte». In sintesi, l’amore non compila la lista degli sbagli altrui, ma li lascia cadere nel dimenticatoio.

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Gesù un mito?

Bart Ehrman è un rinomato studioso di Nuovo Testamento e critico testuale delle origini del Cristianesimo. Il dott. Ehrman è tuttavia un non credente; è stato ed è sia uno dei maggiori nemici della Cristianità in campo accademico, sia una benedizione, perché le sue critiche e le sue opposizioni non hanno fatto altro che incrementare le ricerche nel campo della critica testuale, ma non solo, così da produrre confutazioni solide. Tutto col risultato che l’affidabilità della Parola di Dio ne esce ogni volta riconfermata e rinforzata.

Sebbene un Gesù prettamente “storico” non è sufficiente alla salvezza di alcuno, la seguente citazione, specie perché proveniente da un personaggio come il dott. Ehrman, è dunque risposta più che sufficiente per coloro che ancora vivono nel mondo della favole e credono che il personaggio storico del mondo antico più certo in assoluto non sia nemmeno mai esistito!

Inoltre, quando si afferma che Gesù sia stato semplicemente inventato lo si fa senza alcun fondamento. I cosiddetti “paralleli” tra Gesù e gli “dei salvatori” pagani sono frutto della moderna immaginazione nel più dei casi: non esiste alcun’altra narrativa storica che racconta di qualcuno nato da una madre vergine, che sia morto come propiziazione per i peccati e che sia risorto dai morti (nonostante ciò che i sensazionalisti ripetono ad nauseam nelle loro versioni propagandistiche) — Bart Ehrman, Did Jesus Exist?, Harper Collins, 2012

Giuliano l’Apostata contro Il Dio Vivente

Nel Vangelo di Luca leggiamo che «Gerusalemme sarà calpestata dai gentili, finché i tempi dei gentili siano compiuti» (Luca 21:24 LND). Nel proprio contesto, ciò non significa che gli Ebrei non avranno mai accesso o controllo su Gerusalemme, ma questa sarà sempre oggetto di invasione e interferenze da parte dei Gentili, esattamente come sta accadendo anche oggi.1 Questo periodo non terminerà fino al secondo avvento di Gesù, quando Egli instaurerà il suo Regno Millenario con capitale Gerusalemme (Apocalisse 20:4-6).

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L’eresia del Purgatorio

Recentemente sono incappato nella notizia che Susan Tassone, scrittrice cattolica, ha raccolto due milioni di dollari per le anime del Purgatorio. Onestamente, sono rimasto di stucco, perché non pensavo esistessero raccolte fondi del genere e di tali proporzioni.

La chiesa romana ha nei secoli assorbito tante dottrine non bibliche, ma il Purgatorio resta, per me, tra le sue dottrine più chiaramente eretiche. L’Enciclopedia Cattolica definisce il Purgatorio così:

Stato ultraterreno, duraturo fino all’ultimo giudizio, in cui le anime di coloro, che sono morti in Grazia, ma con imperfezioni o peccati veniali o pene temporali da scontare per i peccati gravi rimessi, espiano e si purificano prima di salire in paradiso (Enciclopedia Cattolica, vol. 10, p. 330)1

La dottrina del Purgatorio non è nemmeno lontanamente citata nella Bibbia. È fin troppo chiaro, nella Parola, che l’uomo possiede solo questa vita per pentirsi davanti a Dio e chiedere salvezza; dopodiché viene il giudizio (Ebrei 9:27), con due soli possibili risvolti: o si viene ammessi nel Regno di Dio, oppure no (Matteo 25:31-46).

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La fede come motore della scienza

Ben lontano dall’ostacolare la scienza, la fede in Dio ne fu il motore. Quando Isaac Newton scoprì la legge di gravità, non commise l’errore comune di dire “Ora che ho la legge di gravità, non ho più bisogno di Dio”. Ciò che invece fece fu scrivere i suoi Principia, il libro più famoso nella storia della scienza, nella speranza che tale scritto potesse convincere l’uomo razionale a credere nel Creatore.John Lennox

Cinque ragioni per credere nella risurrezione di Cristo

No, non ce ne sono solo cinque di ragioni, ma molte di più. Tuttavia una lista esaustiva di tutti i motivi per cui credere alla risurrezione di Gesù Cristo richiederebbe tempo e spazio che non credo l’essere umano medio abbia.1

1. La tomba vuota

Gesù fu giustiziato pubblicamente per mezzo di crocifissione romana e fu poi messo a giacere in una tomba da Giuseppe di Arimatea, un membro del Sinedrio (Giovanni 19). Tre giorni dopo alcune donne dichiararono che la tomba era vuota (Luca 24). È a Gerusalemme che Gesù fu crocifisso ed è sempre a Gerusalemme che la gente iniziò a dichiarare di aver visto Gesù risorto. I capi dell’epoca erano radicalmente contro Gesù e chiunque dichiarasse che Egli fosse risorto; avrebbero potuto tranquillamente mettere a tacere l’intera storia mostrando a tutti e pubblicamente il cadavere di Gesù. Cosa che — ed è storicamente provato — cercarono di fare, ma fallendo miseramente, perché non riuscirono a trovarlo da nessuna parte e la tomba era vuota.

È significativo che il Cristianesimo sia imperniato su una tomba vuota e un corpo mancante, perché queste sono entrambe cose pubblicamente *verificabili e falsificabili*.

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Cristo e la roccia di Oreb

Il Signore disse a Mosè: «Prendi il bastone; tu e tuo fratello Aaronne convocate la comunità e parlate a quella roccia, in loro presenza, ed essa darà la sua acqua; tu farai sgorgare per loro acqua dalla roccia e darai da bere alla comunità e al suo bestiame». Mosè dunque prese il bastone che era davanti al Signore, come il Signore gli aveva comandato. Mosè e Aaronne convocarono l’assemblea di fronte alla roccia e Mosè disse loro: «Ora ascoltate, o ribelli; faremo uscire per voi acqua da questa roccia?» E Mosè alzò la mano, percosse la roccia con il suo bastone due volte e ne uscì acqua in abbondanza; e la comunità e il suo bestiame bevvero. Poi il Signore disse a Mosè e ad Aaronne: «Siccome non avete avuto fiducia in me per dar gloria al mio santo nome agli occhi dei figli d’Israele, voi non condurrete quest’assemblea nel paese che io le do». (Numeri 20:7-12)

Quando lessi per la prima volta che il Signore aveva proibito a Mosè e Aaronne di entrare nella terra promessa, non ne capii bene il motivo. Il popolo di Israele si trovava alla Roccia di Oreb e si lamentava della mancanza d’acqua e il Signore disse allora a Mosè e Aaronne di parlare alla roccia affinché ne sgorgasse acqua; ma Mosè invece colpì la roccia con il bastone. L’acqua uscì comunque, ma il Signore mostrò il suo disappunto ai due fratelli e impartì loro una punizione.

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Dio non esiste, perché c’è troppo male nel mondo

Quando dite che c’è troppo male in questo mondo, presupponete che il bene esista. Quando presupponete che esiste il bene, presupponete che ci sia una legge morale in base alla quale differenziare il bene dal male. Ma se presupponete una legge morale, allora dovete presupporre un Legislatore Morale; ma questo è ciò che state cercando di confutare e non dimostrare. Quindi, siccome non c’è un Legislatore Morale, non c’è una legge morale. Se non c’è legge morale, non c’è bene. E se non c’è bene, non c’è male. Qual era la vostra domanda?Ravi Zacharias

Origine delle “razze”

Queste sono le famiglie dei figli di Noè, secondo le loro generazioni, nelle loro nazioni; da essi uscirono le nazioni che si sparsero sulla terra dopo il diluvio. (Genesi 10:32)

Questo è il verso conclusivo del decimo capitolo della Genesi, conosciuto come La tavola delle nazioni. Ci dice che tutte le nazioni del mondo si sono formate dai discendenti di Noè. La base di questa divisione a livello mondiale era la loro dispersione a Babele (Genesi 11:9), «ciascuno secondo la propria lingua, secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni» (Genesi 10:5; vedi anche Genesi 10:20,31). Per evitare che qualcuno pensi che questo elenco di nazioni sia semplicemente folklore, ci basta ricordare che William F. Albright, probabilmente il più grande archeologo del XX secolo, lo ha definito «un documento sorprendentemente accurato». Molti etnologi parlano ancora di lingue e popoli iafetici, camitici e semitici.1

Ma per quanto riguarda l’origine delle “razze”? Cercare nella Bibbia è invano, perché né la parola né il concetto di “razza” compare nella Bibbia! Non esiste alcuna razza, tranne la razza umana! Il colore della pelle e altre caratteristiche presunte razziali sono semplici ricombinazioni di fattori genetici innati, originariamente creati in Adamo ed Eva per permettere lo sviluppo di diverse caratteristiche familiari nella razza umana, alla quale fu comandato di moltiplicarsi e riempire la terra (Genesi 1:28; 9:1).

“Razza” è rigorosamente un concetto evolutivo utilizzato da Darwin, Huxley, Haeckel, e gli altri evoluzionisti del XIX secolo per razionalizzare il loro razzismo. Ma da principio non fu così! «Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso; […] ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra» (Atti 17:24,26).

Liberalmente tradotto e adattato da Origin of the races by Henry M. Morris III

  1. Da Iafet, Cam e Sem, i tre figli di Noè. (Genesi 10:1)