L’eresia del Purgatorio

Recentemente sono incappato nella notizia che Susan Tassone, scrittrice cattolica, ha raccolto due milioni di dollari per le anime del Purgatorio. Onestamente, sono rimasto di stucco, perché non pensavo esistessero raccolte fondi del genere e di tali proporzioni.

La chiesa romana ha nei secoli assorbito tante dottrine non bibliche, ma il Purgatorio resta, per me, tra le sue dottrine più chiaramente eretiche. L’Enciclopedia Cattolica definisce il Purgatorio così:

Stato ultraterreno, duraturo fino all’ultimo giudizio, in cui le anime di coloro, che sono morti in Grazia, ma con imperfezioni o peccati veniali o pene temporali da scontare per i peccati gravi rimessi, espiano e si purificano prima di salire in paradiso (Enciclopedia Cattolica, vol. 10, p. 330)1

La dottrina del Purgatorio non è nemmeno lontanamente citata nella Bibbia. È fin troppo chiaro, nella Parola, che l’uomo possiede solo questa vita per pentirsi davanti a Dio e chiedere salvezza; dopodiché viene il giudizio (Ebrei 9:27), con due soli possibili risvolti: o si viene ammessi nel Regno di Dio, oppure no (Matteo 25:31-46).

Blasfemia

La caratteristica più blasfema della dottrina del Purgatorio è il suo negare la sufficienza del sacrificio di Cristo sulla Croce. In questo senso costituisce difatti un attacco vero e proprio al Vangelo di Dio. Infatti, leggiamo

‘Se qualcuno afferma che dopo aver ricevuto la grazia della giustificazione, a qualsiasi peccatore pentito viene rimessa la colpa e cancellato il debito della pena eterna in modo tale che non gli rimanga alcun debito di pena temporale da scontare sia in questo mondo sia nel futuro in purgatorio, prima che possa essergli aperto l’ingresso al regno dei cieli: sia anàtema.’ (Concilio di Trento, Sess. VI, can. 30)

Faccio, onestamente, fatica a capire come un’affermazione tanto contraddittoria possa essere presa in seria considerazione. Da un lato, il Canone di cui sopra afferma che un peccatore pentito riceve la grazia della giustificazione, dall’altro dice che nonostante ciò, gli rimangono peccati da pagare. La domanda sorge spontanea: questo pentito è giustificato o non lo è? Questo canone del Concilio di Trento è in diretto contrasto con la dottrina di giustificazione per fede che troviamo chiaramente esposta nella Bibbia (Romani 4:3; 5:1).

Leggiamo, ora, cosa scrive l’Apostolo Paolo ai Colossesi

Voi, che eravate morti nei peccati e nella incirconcisione della vostra carne, voi, dico, Dio ha vivificati con lui, perdonandoci tutti i peccati, avendo cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l’ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce; (Colossesi 2:13-14)

Mentre nel Concilio di Trento leggiamo che, praticamente, il nostro debito (di peccati) non è pagato interamente da Cristo, Paolo è piuttosto chiaro nell’affermare l’esatto contrario. Dio ha vivificato coloro che sono in Cristo, perdonando tutti i peccati, e non solo quelli prima della nuova nascita, come sostiene anche qualche cristiano evangelico. Se così non fosse, verrebbe a mancare l’onniscienza di Dio (Efesini 1:4; Romani 8:30). Inoltre Paolo ribadisce che, per il Cristiano, l’unico documento col quale un uomo può essere condannato (ovvero, la Legge) è stato inchiodato alla Croce e tolto di mezzo. Le parole di Paolo non sono casuali; e del resto, come potrebbero? (2 Timoteo 3:16) Nella crocifissione romana ciò che veniva inchiodato alla croce era l’accusa contro il condannato a morte (Matteo 27:37); ciò che Paolo ci sta dicendo è che l’accusa che condannava noi a morte (Romani 6:23) è stata scaricata su Gesù. E noi, che siamo in Cristo, ne siamo ora liberi (Romani 8:1-2; Galati 5:1; Giovanni 8:36).

Colui che non ha conosciuto peccato, [Dio] lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui. (2 Corinzi 5:21)

Siccome Gesù ha pagato per i nostri peccati, a noi che siamo in Cristo è stata imputata la giustizia di Dio. Agli occhi del Padre, noi in Cristo siamo «santi, senza difetto e irreprensibili» (Colossesi 1:22). Altro che imperfezioni, peccati veniali e pene da scontare qui sulla terra o nel Purgatorio. Certo, il Cristiano non è reso perfetto nel comportamento in questa vita; ma siccome è già glorificato agli occhi di Dio (Romani 8:30), è così che ci vede il Padre: «senza macchia, senza ruga o altri simili difetti» (Efesini 5:27).

Questa è la Buona Novella, il Vangelo di Gesù Cristo: che Dio ha dato il suo unico Figlio come sacrificio propiziatorio (Romani 3:25; 1 Giovanni 2:2) così che noi potessimo avere ciò che non meritiamo affatto: la vita eterna (Giovanni 3:16); e potessimo evitare ciò che invece meritiamo: la condanna eterna. Il concetto di peccato mortale e peccato non mortale presente nella dottrina cattolica romana non ha alcun fondamento biblico. Rigettare Gesù (Matteo 12:22-32; Giovanni 3:18) è l’unico peccato imperdonabile,2 siccome noi tutti necessitiamo di essere salvati.

Quale migliore risposta a quanto asserito nel Concilio di Trento se non la seguente?

Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema. Come abbiamo già detto, lo ripeto di nuovo anche adesso: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema. (Galati 1:8-9)

Altri problemi

Ovviamente, una dottrina così controversa non può che avere un numero svariato di problemi e contraddizioni. Ad esempio, il fatto che «possiamo soccorrere e anche liberare le anime dalle pene del Purgatorio con i suffragi ossia con preghiere, indulgenze, elemosine ed altre opere buone, e sopra tutto con la santa Messa»3 contraddice la definizione stessa riportata dall’Enciclopedia Cattolica, che ci informa che il Purgatorio è uno «stato ultraterreno, duraturo fino all’ultimo giudizio». O questo stato dura dunque fino al giorno del giudizio, o è possibile compiere opere per liberare le anime dal Purgatorio anticipatamente. Le due cose non possono essere entrambe vere allo stesso momento; pertanto, tale dottrina crolla già solo davanti a una critica interna, riducendosi a un assurdo logico.

La dottrina è inoltre contraria all’insegnamento biblico secondo il quale ognuno è responsabile per i propri peccati (Salmi 49:7; Ezechiele 14:13-14) e che tutte le ricchezze del mondo non possono riscattare un’anima (Matteo 16:26).

Ancora, il Concilio di Trento afferma che dobbiamo passare per il Purgatorio prima di entrare nel Regno dei Cieli. Gesù, invece, spiega che l’unica condizione per vedere il Regno di Dio è la nuova nascita (Giovanni 3:3) tramite fede in Lui (Giovanni 1:12-13). Che questa fede è l’unica opera che Dio richiede (Giovanni 6:28-29), e che ci fa passare istantaneamente e permanentemente dalla morte alla vita (Giovanni 5:24), garantendoci di non venire mai in giudizio. Questo è ulteriormente ribadito dall’Apostolo Paolo, che dice che tramite la nostra fede, ricevuta come dono da Dio (Efesini 2:8-9), il Signore ci ha salvato dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del Suo amato Figlio (Colossesi 1:13-14) sin da ora.

Convinto che quanto detto basti ad esaurire l’argomento, non resta che dire

«Amen! Al nostro Dio la lode, la gloria, la sapienza, il ringraziamento, l’onore, la potenza e la forza, nei secoli dei secoli! Amen» (Apocalisse 7:12)