Le Lingue e la Parola di Dio

Le lingue sono il solo dono dello Spirito che può essere più facilmente contraffatto. Per coloro che, senza spirito critico, ne accettano qualsiasi manifestazione come se fosse dal Signore, l’enfasi è sull’esperienza anziché sulla Parola di Dio. Eppure Pietro punta a una più salda parola profetica – Le Scritture – piuttosto che all’esperienza, persino alla luce di un’esperienza come quella sul Monte della Trasfigurazione (2 Pietro 1:16-21): “Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale; infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo.” (2 Pietro 1:20-21)The Berean Call, Apples of Gold, 5/9/2015

C’è una preoccupante similitudine tra il carismatico medio e coloro che appartengono a culti pseudocristiani e religioni pagane: quella di porre l’esperienza personale al di sopra di tutto, quindi anche della Parola di Dio. Sia chiaro, al contrario di ciò che fanno alcuni, questo non è un attacco a 360 gradi contro ogni carismatico e pentecostale. Ho fratelli a cui voglio bene (e che sono biblicamente solidi) che appartengono a denominazioni carismatiche, ma in generale ho avuto solo esperienze poco felici in tali chiese che sono spesso molto carnali benché si dichiarino spirituali.1

Molti carismatici (soprattutto evangelici pentecostali) negano questa cosa quando gliela si fa presente, ma la verità è che vivono in tutt’altro modo. Li ho visti spesso accettare rivelazioni e dottrine chiaramente in contraddizione con la Bibbia e credere a ogni manifestazione di lingua senza mai verificarne la genuinità tramite interpretazione (1 Corinzi 14:27-28). E guarda caso le lingue sembrano essere l’unico dono manifesto in certi circoli che pure affermano l’attività di tutti i doni dello Spirito.2 E questo nonostante la Scrittura dica chiaramente che non tutti parlano in altre lingue (1 Corinzi 12:30).

Ma l’esperienza personale non solo è in secondo piano rispetto alle Scritture, è addirittura assolutamente irrilevante nel momento in cui non la si confronta (o ci si rifiuta di) col metro assoluto delle Scritture. Senza far riferimento allo standard assoluto di Dio rilevato oggettivamente all’uomo, è impossible giudicare o fidarsi della propria esperienza personale (Geremia 17:9; 1 Giovanni 4:1). Questo si fa innanzitutto confrontando la propria esperienza con la Bibbia, depositario della rivelazione necessaria e sufficiente di Dio all’uomo. Un altro modo che con me ha sempre funzionato egregiamente è la regola dei due o tre testimoni. Ogni qual volta desidero che Dio mi confermi qualcosa, è questa regola che seguo. E Lui, tramite testimoni indipendenti, accondiscende alla mia richiesta di conferma in questo modo biblico. (2 Corinzi 13:1)

In un dibattito recente con dei Mormoni, questi insistevano con la loro personale esperienza secondo la quale Dio aveva dato loro presunta conferma riguardo l’ispirazione divina del Libro di Mormon. Ogni mia domanda e critica non veniva mai risposta con affermazioni che potessero essere analizzate oggettivamente, ma con un’esperienza personale. Al contrario, io mostravo continuamente che le loro esperienze non solo contraddicevano la Bibbia, ma erano biblicamente inaccettabili come prova di alcunché. Uno di loro, frustrato, mi chiese se io avessi mai avuto delle “esperienze spirituali”. Non riusciva a concepire che per tutta la durata della nostra conversazione non avessi menzionato alcuna mia esperienza personale. Gli spiegai che, certo, avevo avuto tali esperienze, ma non avevo alcuna intenzione di usarle in quel dibattito, perché non avrebbero dimostrato assolutamente niente. La mia esperienza personale avrebbe forse confutato la sua esperienza personale? E su che basi oggettive? A cosa sarebbe mai valso respingere un «Dio mi ha rivelato che il Libro di Mormon è una sua rivelazione» con un «Dio mi ha rivelato che il Libro di Mormon è un inganno demoniaco»? Se non a dimostrare l’assurdità della sua posizione? Tra le due esperienze, qual è quella vera se non quella che si allinea con la Parola di Dio? Ma l’assurdità del Mormone parte proprio dal negare l’assoluta affidabilità e veridicità della rivelazione di Dio. Com’è scritto: «Il timore del Signore è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la saggezza e l’istruzione.» (Proverbi 1:7).

Allo stesso modo, il carismatico spesso mi dice: «Dio mi ha dato questo sogno», oppure «questa parola», oppure «questa visione». E non vi nascondo che nella maggioranza dei casi sono cose evidentemente e inconfutabilmente in contrasto con la Bibbia.3 Eppure loro non sembrano affatto accorgersene e spesso rimangono seccati se gli si fa notare l’impossibilità che il messaggio ricevuto sia effettivamente da Dio. E altrettanto seccati diventano quando gli si fa notare che i predicatori4 che “seguono” sono dei lupi travestiti da pecore.

Sono persuaso che il Nuovo Testamento ponga un’enfasi sull’autorità delle Scritture che non troviamo nel Vecchio Testamento. Probabilmente perché col Nuovo Testamento si chiude la rivelazione scritta di Dio. Il passaggio principe che, a mio avviso, rende chiara la necessità di mettere le Scritture al di sopra di tutto, anche dell’esperienza soprannaturale,5 è Luca 24:13-35, Gesù sulla via per Emmaus. Il Signore risorto era nascosto agli occhi degli apostoli e vediamo che quando li rimprovera non lo fa perché loro non lo riconoscevano; né Egli dice «guardate, sono io, Gesù, il Signore risorto». No, li rimprovera dicendo:

«O insensati e lenti di cuore nel credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed entrare nella sua gloria?» E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano. (Luca 24:25-27)

Li rimprovera perché non hanno riconosciuto ciò che le Scritture dicevano di Lui. E quindi dimostrò loro tutto, usando proprio le Scritture.

Ora, se il Cristo risorto, il Dio vivente nella carne, ha usato le Scritture che Lui stesso ha ispirato per dimostrare agli apostoli l’autenticità della sua opera redentrice, quanto più noi, meri discepoli, dovremmo fare lo stesso, anziché fidarci ciecamente di una presunta parola di conoscenza o una lingua incomprensibile.

I Cristiani devono rendersi conto che checché ne dica il non credente, la loro fede e il loro Dio, in quanto Verità, sono oggettivamente veri6 e non veri solo all’interno di un’esperienza personale.


  1. È da tener presente che il sottoscritto vive in Inghilterra, dove la situazione è leggermente più degenerata. 
  2. Cosa, sia chiaro, che affermiamo anche noi qui a Per Grazia, ma senza essere ingenui e provando ogni spirito per vedere se è da Dio (1 Giovanni 4:1). Ma ne parleremo in dettaglio in altre occasioni. 
  3. Tipo: cristiani nati di nuovo che vanno all’inferno; Dio che dice a una donna di non fare più figli nonostante lei li desideri e sia fertile; Dio che riconosce i Cristiani dall’odore del Figlio sparso su di loro quando adorano. Giusto per portare qualche esempio. 
  4. E parliamo dei vari Benny Hinn, Joyce Myer, Myles Munroe, T. D. Jakes, Joseph Prince, insieme con la restante miriade di falsi profeti e apostoli che ha infiltrato la chiesa, soprattutto provenienti da linee eretiche quali il movimento Word of Faith, che mischia gnosticismo e New Age. 
  5. Come se poi, pensandoci, le Scritture non fossero soprannaturali. 
  6. Ecco perché tutti sono senza scuse (Romani 1:20).