Un altro nome?

Nominate una sola persona rimasta famosa nella storia, buona o cattiva che sia, il cui nome è stato adottato come bestemmia o profanità: Napoleone? Shakespeare? Hitler? Madre Teresa? O magari Gandhi?

C’è un Un solo essere umano il cui Nome è usato tutt’oggi per esprimere disgusto. Egli è Colui che ha detto «amate i vostri nemici», che ha detto di dimostrare gentilezza verso coloro che vi maltrattano, e fare al prossimo così come voi vogliate che facciano a voi.1

Perché dunque Lo disprezzano? È perché Egli è anche Colui che sostiene che Dio richiede responsabilità morale. Egli ci avvisò:

Il mondo non può odiare voi; ma odia me, perché io testimonio di lui che le sue opere sono malvagie. (Giovanni 7:7)


  1. Vedere Matteo 5:44 e Luca 6:31, ndr. 

Sigillati

Sicurezza eterna: anche nota come una volta salvi per sempre salvi, è una dottrina molto dibattuta tra i fedeli cristiani, e non solo di recente. Nonostante abbiamo già citato la questione in precedenza, con quest’articolo inauguriamo una serie di studi che presenteremo su questa dottrina biblica.1

Sebbene riteniamo che la Bibbia sia più che chiara a riguardo, data l’esistente controversia, ci sentiamo in obbligo di fornire un’adeguata base biblica per questa dottrina, poiché è parte del nostro statuto di fede.

In questo studio, così come in altri futuri, vedremo come una lettura naturale (letterale, grammaticale, storica e contestuale) della Parola non può portare ad alcun altra conclusione: il nuovo patto che Gesù ha fatto con la Chiesa implica la sicurezza della salvezza. Va precisato che tale dottrina è vera solo per la Chiesa, ovvero per tutti i credenti nati di nuovo tra Pentecoste e Rapimento.2 La Bibbia non presenta la stessa dottrina per altri gruppi di credenti, quali per esempio i santi del vecchio testamento o coloro che crederanno in Cristo dopo il rapimento della Chiesa.

Per coloro i quali hanno già pronta la solita domanda («State dunque dicendo che una volta salvo posso fare quello che voglio e ho licenza di peccare?») vi ricordo che tale domanda viene fatta retoricamente anche da Paolo:

Che diremo dunque? Rimarremo forse nel peccato affinché la grazia abbondi? No di certo! Noi che siamo morti al peccato, come vivremmo ancora in esso? (Romani 6:1-2)

In altre parole, quale vero credente agirebbe mai così volontariamente e sfacciatamente in maniera da offendere Colui che l’ha acquistato col Suo sangue? Il solo porre la domanda è assurdo, come fa capire Paolo.

La garanzia e la sicurezza della nostra salvezza non sono affatto una licenza per peccare (Giuda 1:4) né eliminano la dottrina della confessione (1 Giovanni 1:9; Giacomo 5:16) che è necessaria a una buona relazione col nostro Padre celeste e coi fratelli. Tutt’altro: per quanto mi riguarda, tale dottrina è un motivo di sprono aggiuntivo a vivere una vita di obbedienza e santificazione, come atto di ringraziamento per un dono così grande (Romani 12:1-2).

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Gli atei non esistono

La ragione per cui nessun ateo discute dell’esistenza di Babbo Natale, ma molti hanno discusso e discutono (anche in dibattiti pubblici) dell’esistenza di Dio è perché sanno benissimo che il primo non esiste, così come sanno benissimo che il Secondo esiste.

L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia; poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato come Dio, né lo hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato. Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti (Romani 1:18-22)

L’ateo non è veramente tale. La sua condizione non è quella di incredulità per mancanza di prove; è quella di ribellione contro Il Vero Dio che conoscono fin troppo bene.

Immanuel Kant, la natura umana e la verità biblica

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente sup­porle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente, fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. (Immanuel Kant in Critica della ragion pratica).

Immanuel Kant non è certo passato alla storia come Cristiano fervente. È generalmente ritenuto un agnostico. Tuttavia, questa sua citazione presa dal suo lavoro Critica alla ragion pratica ha catturato la mia attenzione, perché le due cose che provocavano in Kant ammirazione e venerazione crescente sono due cose che nelle Sacre Scritture sono citate come aventi un ruolo chiave nel modo in cui Dio ha reso manifesta la sua esistenza all’umanità che è da Egli separata a causa del peccato.

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L’importanza vitale del riposo sabbatico

Mentre i figli d’Israele erano nel deserto, trovarono un uomo che raccoglieva legna in giorno di sabato. Quelli che lo avevano trovato a raccoglier legna lo portarono da Mosè, da Aaronne e davanti a tutta la comunità. Lo misero in prigione, perché non era ancora stato stabilito che cosa gli si dovesse fare. Il Signore disse a Mosè: «Quell’uomo deve essere messo a morte; tutta la comunità lo lapiderà fuori del campo». Tutta la comunità lo condusse fuori dal campo e lo lapidò; e quello morì, secondo l’ordine che il Signore aveva dato a Mosè. (Numeri 15:32-36)

Al lettore superficiale, casuale o scettico che cerca solo di tirare conclusioni fuori contesto, passaggi come questo possono essere motivo di stupore, confusione o perfino sdegno.

Tuttavia, prima procedere col nostro studio, è doveroso ricordare due cose:

  • Israele era una nazione santa (Deuteronomio 7:6). No, non vuol dire che erano tutti perfetti, ma semplicemente che il Signore l’aveva scelta e separata1 di proposito da tutte le altre per la Sua gloria (Deuteronomio 7:7-8) e i Suoi scopi (Isaia 42:9; 43:10; 49:3,5-6). Quindi per quanto dure possano sembrare certe leggi, il punto era proprio dimostrare al mondo l’inarrivabile standard morale di Dio. In questo caso, per giustizia, una legge violata andava punita come da prescrizione (Esodo 31:14).
  • Tutte le cose scritte nel passato, sono state scritte per il nostro insegnamento (Romani 15:4).

Di certo, è possibile dedurre subito una cosa cruciale dal passaggio d’apertura: chi vìola il Sabato muore (Esodo 31:15).

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L’unicità dell’uomo

In Italia il dibattito tra evoluzionisti e creazionisti sembra essere molto marginale, se non quasi del tutto assente. Il paese, dove persino il cattolicesimo, che è la denominazione “cristiana” predominante, non fa alcuna fatica ad appoggiare le teorie evoluzioniste contro il racconto biblico, lascia poco spazio a qualsiasi forma di dibattito. In America invece le cose sono diverse. Il dibattito è aperto e vivo più che mai. Recentemente il creazionista Ken Ham, fondatore e presidente di Answers in Genesis, ha condotto un acceso dibattito televisivo con Bill Nye, rappresentante del mondo scientifico secolare e conosciuto in America come “The science guy”. L’evento,1 tenutosi lo scorso Febbraio, è stato visto da più di 15 milioni di persone in tutto il mondo e suscita ancora oggi discussione.

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Se il Corano è vero, allora il Corano è falso

Era da un po’ che volevo iniziare una serie di articoli di apologetica contro falsi credi, specialmente quelli più popolari come Islam, Testimoni di Geova, Mormonismo e New Age.

Ho deciso di iniziare dall’Islam, con questo breve ma efficace ragionamento contro la veridicità del Corano.

La tesi è come segue: se si ipotizza che il Corano è vero, allora è possibile dimostrare che il Corano è falso.1 Dimostrare questa tesi porta a un assurdo logico2 ed espone, dunque, la falsità dell’Islam.

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La triplice natura della tentazione

E la donna vide che l’albero era buono da mangiare, che era piacevole agli occhi e che l’albero era desiderabile per rendere uno intelligente; ed ella prese del suo frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito che era con lei, ed egli ne mangiò. (Genesi 3:6 LND)

Il successo che Satana ebbe nel tentare Adamo ed Eva quando li persuase a ribellarsi contro la Parola di Dio nel Giardino dell’Eden, l’ha spinto a usare la stessa tecnica ripetutamente dall’allora. Con questa triplice tentazione, fa gola al corpo, all’anima e allo spirito. Prima tenta con appetiti carnali (“buono da mangiare”), poi con risposte emotive (“piacevole agli occhi”), e infine coll’orgoglio spirituale (“rendere uno intelligente”).

Giovanni chiama questi desideri “la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita” (1 Giovanni 2:16). Giacomo li definisce “terren[i], natural[i] e diabolic[i]” (Giacomo 3:15).

Satana tentò perfino Cristo con le stesse tentazioni nel deserto: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani» (Matteo 4:3). Ovvero, “soddisfa la tua fame fisica”. «Gettati giù» dal «pinnacolo del tempio» (Matteo 4:5-6), così da poter godere della sensazione esilarante di essere riportato su dagli angeli. «Tutte queste cose ti darò» (Matteo 4:9) senza dover andare sulla croce, provocò Satana.

Cristo, tuttavia, superò la prova, citando in ogni occasione un verso delle Scritture appropriato per ottenere la vittoria. Oggi, quando siamo tentati, noi possiamo trarre forza dalla Sua e seguire il Suo esempio. “Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano.” (Giacomo 1:12). “Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscirne, affinché la possiate sopportare.” (1 Corinzi 10:13).

Ignorare la palese verità

Molti in questo mondo mi ricordano sempre più spesso Ponzio Pilato in Giovanni 18:38; chiedono «Che cos’è verità?», solo per poi voltare le spalle e andare via quando vi si trovano faccia a faccia (Giovanni 14:6).