Israele e la protezione divina nel conflitto con Gaza

“Così parla il Signore, l’Eterno: Quando avrò raccolto la casa d’Israele di mezzo ai popoli fra i quali essa è dispersa, io mi santificherò in loro nel cospetto delle nazioni, ed essi abiteranno il loro paese che io ho dato al mio servo Giacobbe; vi abiteranno al sicuro; edificheranno case e pianteranno vigne; abiteranno al sicuro, quand’io avrò eseguito i miei giudizi su tutti quelli che li circondano e li disprezzano; e conosceranno che io sono l’Eterno, il loro Dio”. (Ezechiele 28:25-26 LND)

Questa è solo una delle tante profezie riguardanti il ritorno di Israele alla terra che il loro Dio, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe promise con un patto di dare ai discendenti di Abramo.
Oggi abbiamo visto queste profezie avverarsi e Israele ricomparire come nazione nel 1948, proprio su quella terra, che oggi è ancora teatro di scontri e contese.
In questa nuova, ma in realtà antica e mai terminata, guerra tra gli indigeni e la discendenza di Giacobbe vediamo avverarsi più che mai le parole che Iddio promise ad Israele, di dare loro la terra che Egli ha scelto per loro, di farvi abitare al sicuro e di fare di loro il Suo popolo e di essere per loro il loro Dio.

Vi riporto a proposito di questo una notizia che non solo ci ha dato grande gioia, ma è stata per noi motivo di lode e adorazione per il Dio di Israele che ama mantenere la Sua parola. Qualche giorno fa infatti apprendevo che un affiliato di Hamas rispondeva così alla domanda sul perché i razzi sparati da Gaza verso Israele sembravano sistematicamente mancare il bersaglio: «il loro Dio cambia la traiettoria dei nostri missili a mezz’aria». Questa notizia riportata dal Jewish Telegraph si riallaccia a tutta una serie di articoli circolanti in Israele sul tema della protezione miracolosa in questa guerra di Gaza. Non ultimo il giornale Israel Today, che riportava una notizia bellissima.

L’Iron Dome è l’ormai famoso sistema di difesa israeliano, che intercetta con un sistema di radar i missili lanciati da Gaza e lancia a sua volta dei razzi per distruggerli prima che questi colpiscano l’obiettivo. Ampiamente ed efficacemente usato in questa guerra, ha avuto tuttavia dei momenti di defiance. Eppure nonostante questi, i razzi lanciati contro Israele non hanno recato tuttora il male per il quale erano stati lanciati. Così la settimana scorsa: un missile diretto verso Tel Aviv è stato visto miracolosamente deviare dal comandante della batteria Iron Dome che aveva fallito ad intercettarlo.

Il soldato ha spiegato l’accaduto in questi termini:

Un missile è stato lanciato da Gaza. L’Iron Dome ha calcolato la sua traiettoria con precisione. Noi possiamo calcolare in un raggio di 200 metri dove questi missili atterreranno. Questo missile avrebbe colpito o la torre Azrieli, o la Kirya (l’equivalente israeliano del Pentagono), o la stazione centrale di Tel Aviv. Centinaia avrebbero potuto morire. Abbiamo sparato il primo razzo intercettore. Mancato. Il secondo razzo intercettore. Anche questo mancato. Questo accade veramente di rado. Ero in shock. A questo punto mancavano solo 4 secondi prima che il missile colpisse il bersaglio. Avevamo già notificato i mezzi di emergenza a recarsi nei luoghi bersaglio e avevamo anche avvisato di possibili e numerosi feriti. All’improvviso l’Iron Dome (che rileva, tra le altre cose, anche la velocità dei venti) ci mostra l’arrivo di un vento dall’est, un forte vento che…spedisce il missile nel mare. Eravamo tutti sconvolti. Io mi sono alzato e ho urlato “C’è un Dio”. Sono testimone di questo miracolo. Nessuno me lo ha raccontato o riferito. Io stesso ho visto la mano di Dio spedire quel missile nel mare.

C’è poi il colonnello Ofer Winter, già divenuto famoso per una lettera dai toni davidici in cui incoraggiava la sua brigata Givati contro il nemico che maledice, diffama e abusa il Dio d’Israele, raccontava un altro avvenimento inspiegabile. A quanto pare, quando la loro missione, che avrebbe dovuto tenersi di notte per approfittare del buio come copertura, fu ritardata alle prime luci dell’alba, una nebbia fitta e inspiegabile ha avvolti lui e la sua brigata, coprendoli e portando al sicuro fino al loro obiettivo. Secondo quanto riportato dal Times of Israel solo quando i soldati erano in una posizione sicura, la nebbia cominciò a dissiparsi. Il colonnello ha definito questa nebbia come gloriosa.

Queste notizie ci rallegrano il cuore, soprattutto in un periodo in cui Israele è oggetto di continui attacchi e ridicole accuse di volersi difendere; un periodo che ha visto manifestazioni pro-“Palestina”, ma difatti antisemite, svolgersi un po’ in tutto il mondo occidentale, causando talora anche scontri violenti. Ci rallegrano il cuore perché sono manifestazione di un Dio fedele, che “fa la piaga, ma poi la fascia, ferisce ma le sue mani guariscono” (Giobbe 5:18); di un Dio che non dimentica il suo patto ma mantiene le promesse, un Dio che ha dato la Sua parola di redimere Israele, il quale un giorno guarderà a Lui, a Colui che essi hanno trafitto, e lo piangeranno come si piange un figlio (Zaccaria 12:10); un Dio che ha giurato e certamente compierà la Sua parola di fare di Israele il Suo popolo e di essere per loro il Loro Dio. Questo Dio amiamo e adoriamo nel nome di Cristo. E non ve n’è altri.

Alleluja!