Il marito amorevole

L’apostolo Paolo ci dice che noi mariti dobbiamo amare le nostre mogli come anche Cristo ha amato la Chiesa (Efesini 5:25), con un amore sacrificale, preparati a morire per loro, e sempre pronti a perdonare tutto ciò che hanno fatto e mai faranno di sbagliato (Colossesi 2:13; Ebrei 10:4), perché questo è ciò che Gesù ha fatto e fa ogni giorno con la Chiesa. Dobbiamo essere preparati a essere feriti e colpevolizzati dagli sbagli delle nostre mogli, o persino a causa di essi; il tutto in silenzio, senza lamentarci, perché questa fu l’attitudine di Gesù mentre andava alla croce per pagare i nostri peccati (Isaia 53:7). Anche Pietro ci dice che l’amore copre una gran quantità di peccati (1 Pietro 4:8). L’apostolo, in realtà, cita un passaggio dal libro dei proverbi (Pr 10:12) e ci ricorda che il vero amore cerca sempre di perdonare e di non ritenere responsabili per le loro colpe coloro che ci offendono. Il vero amore cerca e fa la pace, laddove il mondo normalmente cerca lo scontro e causa divisioni. L’amore non addebita il male, dice di nuovo Paolo (1 Corinzi 13:5). In una traduzione più letterale leggeremmo «l’amore non porta il conto delle malefatte». In sintesi, l’amore non compila la lista degli sbagli altrui, ma li lascia cadere nel dimenticatoio.

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La ragione del Natale

Sono cresciuto a Napoli. Da bambino il Natale era…«i regali». I zampognari. I dolci, con paste reali, mustacciuoli, roccocò. Gli struffoli, i datteri, le noci. Fare l’albero all’Immacolata e fare il presepe, ma col bambin Gesù «coperto», perché, è chiaro, bisogna aspettare la mezzanotte del 25 per scoprirlo; nun è nnato ancora, mi par di sentire pure ora la voce di mio padre. Crescendo, si aggiunge l’attesa del cenone della vigilia. ‘A ‘nzalata ‘e rinforzo. Il pranzare leggero il 24 dicembre, solo con una fetta di pizza di scarole. Le candele profumate e quelle mangiafumo. La frittura di pesce e baccalà, e il balcone spalancato per farne uscire la puzza. Mamma relegata in cucina, a volte con qualche zia. Le bancarelle di botti di contrabbando, che all’epoca spuntavano già a Settembre. Un po’ più avanti negli anni e si aggiungono le strade affollate, il consumismo, le decorazioni cittadine. E San Gregorio Armeno: presepi d’artigianato puro che rappresentano paesi interi, comunità, gente d’ogni specie, personaggi famosi. E Betlemme che talvolta lascia spazio a Napoli col Vesuvio, perché si sa, per il Napoletano, Napoli è il centro del mondo. E poi c’era la messa di Natale, finché i miei riuscirono ad obbligarmi. Tanta, tanta tradizione. Alla quale si aggiungeva cultura d’oltreoceano che poco c’entrava con tutto il resto. In televisione dozzine di film hollywoodiani. La favola di Babbo Natale. E il classico ripetuto ad nauseam: «a Natale sono tutti più buoni». Ma perché solo a Natale poi? La gente non può essere buona tutto l’anno? (No, non può (Romani 3:10-12), ora lo so. Ma all’epoca no).

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Svendere Gesù

Qualunque sia il tuo problema, la soluzione è Gesù!

Mai sentito niente del genere? O altre varianti sul tema? Mi spiace, ma se si cerca di attirare il non credente a Gesù così, si sta difatti predicando un falso vangelo. Se da un lato è vero che lo Spirito Santo che riceve il credente nato di nuovo può eliminare molti problemi all’istante e aiutarci ad eliminarne molti altri nel corso della vita, il punto è che svendere Gesù come colui che risolve i nostri problemi terreni è, semplicemente, blasfemo. Innanzitutto, non è la motivazione giusta per avvicinarsi a Gesù. Riconoscere il proprio stato di peccatore, invece, lo è. In seconda istanza, la soluzione dei nostri problemi temporali è una conseguenza, non la ragione per credere in Gesù. Terzo, anche dopo aver salvato qualcuno, il Signore potrebbe ignorare completamente tutti i suoi problemi temporali, senza per questo essere meno giusto, né tale persona meno graziata per aver ricevuto ciò che non si meritava. Per quanto gravi possano essere i nostri problemi in questa vita, noi tutti abbiamo un unico problema in comune, grande e dalle conseguenze eterne: siamo peccatori. La Bibbia ci dice chiaramente che tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (Romani 3:23) e che il salario del peccato è la morte (Romani 6:23a). Questo è il grande problema comune a tutta l’umanità: tutti muoiono perché tutti sono peccatori. Allo stesso tempo, la Bibbia ci ricorda che il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore. (Romani 6:23b) e che Gesù è l’unica via di salvezza per l’uomo (Giovanni 14:6; Atti 4:12). Invocate il nome del Signore (Romani 10:13), credete nel suo nome (Giovanni 1:12-13), nascete di nuovo (Giovanni 3:3). Gesù è morto per pagare tutti i peccati dell’umanità (1 Giovanni 2:2) ed è risorto per giustificare chiunque creda in lui (Atti 13:39).

Le Lingue e la Parola di Dio

Le lingue sono il solo dono dello Spirito che può essere più facilmente contraffatto. Per coloro che, senza spirito critico, ne accettano qualsiasi manifestazione come se fosse dal Signore, l’enfasi è sull’esperienza anziché sulla Parola di Dio. Eppure Pietro punta a una più salda parola profetica – Le Scritture – piuttosto che all’esperienza, persino alla luce di un’esperienza come quella sul Monte della Trasfigurazione (2 Pietro 1:16-21): “Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale; infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo.” (2 Pietro 1:20-21)The Berean Call, Apples of Gold, 5/9/2015

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L’egoismo ateo

La Parola di Dio afferma che chiunque neghi l’esistenza del vero Dio, lo fa su basi emotive e non su basi razionali.

Lo stolto ha detto in cuor suo: «Non c’è Dio». Sono corrotti, fanno cose abominevoli; non c’è nessuno che faccia il bene. (Salmi 14:1)

Infatti, Dio è il fondamento di intelligenza, conoscenza, saggezza e istruzione.

Il timore del Signore è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la saggezza e l’istruzione. (Proverbi 1:7) Il principio della saggezza è il timore del Signore, e conoscere il Santo è l’intelligenza. (Proverbi 9:10)

Tutti conoscono il vero Dio e chi lo nega (sia egli ateo o di altra religione) non fa altro che soffocare la verità che conoscono a pieno con scuse irrazionali e col peccato (Romani 1:18-25).

Non è dunque una sorpresa che oggigiorno molti cosiddetti atei (i “Nuovi Atei”) e scettici sono profondamente e intenzionalmente ignoranti del Cristianesimo, degli insegnamenti biblici e della natura stessa di Dio. E aggiungerei filosoficamente vuoti, grazie allo scientismo rampante.

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Il verdetto di Dio

L’uomo crede che l’intelletto umano e il ragionare siano potenti, e che il cervello sia capace di comprendere tutte le verità del mondo; ma il verdetto della Parola di Dio è “vanità delle vanità”. Fintanto che l’uomo si trova nel suo stato soggetto all’anima, egli vive spesso nel senso d’insicurezza di quest’epoca e cerca anch’egli la vita eterna nelle età a venire. Ma sebbene lo faccia, egli è impossibilitato nel ricevere e scoprire la Parola della vita e questo a causa del suo continuo pensare e teorizzare. Quanto inaffidabili sono i ragionamenti umani! Si osserva spesso come persone grandemente dotate si perdano nelle loro stesse diverse opinioni. Le teorie conducono l’uomo all’errore. Sono castelli nell’aria, che lo spingono verso l’oscurità eterna. La verità è che senza la guida dello Spirito Santo, l’intelletto non solo è inaffidabile ma anche estremamente pericoloso perché spesso confonde il bene e il male. Un agire incauto può causare non solo perdita permanente ma anche dolore eterno. La mente oscurata dell’uomo, spesso lo conduce alla morte eterna. Se solo le anime non rigenerate potessero comprendere tutto questo, quanto bene sarebbe!

Liberalmente citato e tradotto da The Spiritual Man, di Watchman Nee

Un altro nome?

Nominate una sola persona rimasta famosa nella storia, buona o cattiva che sia, il cui nome è stato adottato come bestemmia o profanità: Napoleone? Shakespeare? Hitler? Madre Teresa? O magari Gandhi?

C’è un Un solo essere umano il cui Nome è usato tutt’oggi per esprimere disgusto. Egli è Colui che ha detto «amate i vostri nemici», che ha detto di dimostrare gentilezza verso coloro che vi maltrattano, e fare al prossimo così come voi vogliate che facciano a voi.1

Perché dunque Lo disprezzano? È perché Egli è anche Colui che sostiene che Dio richiede responsabilità morale. Egli ci avvisò:

Il mondo non può odiare voi; ma odia me, perché io testimonio di lui che le sue opere sono malvagie. (Giovanni 7:7)


  1. Vedere Matteo 5:44 e Luca 6:31, ndr. 

Gli atei non esistono

La ragione per cui nessun ateo discute dell’esistenza di Babbo Natale, ma molti hanno discusso e discutono (anche in dibattiti pubblici) dell’esistenza di Dio è perché sanno benissimo che il primo non esiste, così come sanno benissimo che il Secondo esiste.

L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia; poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato come Dio, né lo hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato. Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti (Romani 1:18-22)

L’ateo non è veramente tale. La sua condizione non è quella di incredulità per mancanza di prove; è quella di ribellione contro Il Vero Dio che conoscono fin troppo bene.

Immanuel Kant, la natura umana e la verità biblica

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente sup­porle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente, fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. (Immanuel Kant in Critica della ragion pratica).

Immanuel Kant non è certo passato alla storia come Cristiano fervente. È generalmente ritenuto un agnostico. Tuttavia, questa sua citazione presa dal suo lavoro Critica alla ragion pratica ha catturato la mia attenzione, perché le due cose che provocavano in Kant ammirazione e venerazione crescente sono due cose che nelle Sacre Scritture sono citate come aventi un ruolo chiave nel modo in cui Dio ha reso manifesta la sua esistenza all’umanità che è da Egli separata a causa del peccato.

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Ignorare la palese verità

Molti in questo mondo mi ricordano sempre più spesso Ponzio Pilato in Giovanni 18:38; chiedono «Che cos’è verità?», solo per poi voltare le spalle e andare via quando vi si trovano faccia a faccia (Giovanni 14:6).