L’esistenza del male confuta l’ateismo

Il continuo uccidere innocenti da parte di islamisti dà sempre più scuse agli atei per affermare che la religione è il male. Richard Dawkins ha condannato i recenti attentati in Francia con un tweet,

“No, non tutte le religioni sono ugualmente violente. Alcune non lo sono mai state, altre hanno smesso di esserlo secoli fa. Una di esse chiaramente non ha mai smesso.”

Dawkins ha ragione a dire che alcune religioni e persone religiose hanno sistematicamente perpetrato il male. Gli atei usano spesso questo fatto per sostenere la loro posizione. Tuttavia, l’esistenza del male si rivela essere un problema più difficile da spiegare per gli atei che per i teisti. Il tipo di male che Dawkins e il resto del mondo civilizzato aborrisce non confuta l’esistenza di Dio — confuta l’ateismo.

Comunemente si crede che solo i teisti debbano spiegare l’esistenza del male, ma la verità è che ogni Weltanschauung –o visione del mondo– deve. Le religioni panteistiche orientali cercano di aggirare il problema negando finanche che il male esista. Il male è un’illusione, dicono (e secondo loro, lo siete anche voi!). I teisti affermano che il male è reale e danno una spiegazione per come l’esistenza del male e l’esistenza di Dio non siano incompatibili. Gli atei tendono a tenere un piede in due scarpe. Da un lato rivendicano che non ci sia né bene, né male, né tantomeno giustizia, perché solo le cose materiali esistono: siamo soltanto macchine molecolari materiali che “danzano alla musica” del proprio DNA (come Dawkins stesso ci ha definiti). Dall’altro lato sono indignati per le grandi ingiustizie e il male perpetrato (in teoria, ndt) nel nome di Dio.

Be’, gli atei non possono rimanere con questo piede in due scarpe. Il male o esiste oppure no. Se non esiste, gli atei dovrebbero smetterla di lamentarsi delle cose “cattive” che presunte persone religiose hanno commesso, perché in realtà non l’hanno realmente fatto, giusto? Stavano solo “danzando alla musica” del loro DNA. Se l’ateismo è vero, tutti i comportamenti sono solo una questione di preferenza personale. Invece, se il male effettivamente esiste, allora gli atei hanno un problema ancora più grande. L’esistenza del male in realtà stabilisce l’esistenza di Dio.

Per spiegare il perché, abbiamo bisogno di tornare a quando Agostino rifletteva perplesso sulla seguente questione:

  1. Dio ha creato tutte le cose.

  2. Il male è una cosa.

  3. Pertanto, Dio ha creato il male.

Come potrebbe un Dio buono creare il male? Se le prime due premesse sono vere, però, lo ha fatto, e questo sarebbe un problema. Dio potrebbe non essere buono, dopo tutto. Ma poi Agostino si rese conto che la seconda premessa non è vera. Il male è sì reale, ma non è una “cosa”. Il male non esiste di per se, ma solo come mancanza o carenza in una cosa buona.

Il male è come un taglio a un dito: se eliminiamo il taglio, abbiamo un dito sano; se togliamo il dito via dal taglio, non si ha nulla. In altre parole, il male ha senso solo come ombra del bene. È per questo che spesso descriviamo il male come negazione di cose buone. Diciamo, infatti, che qualcuno è immorale, ingiusto, iniquo, disonesto, etc.

Potremmo metterla in questi termini: le ombre provano l’esistenza della luce del sole. Ci può essere luce solare senza ombre, ma non ci può essere ombre senza luce. In altre parole, ci può essere il bene senza il male, ma non ci può essere male senza bene.

Quindi il male non può esistere senza che il bene esista. Ma il bene non può esistere senza che Dio esista. In altre parole, il male non può esistere oggettivamente senza che anche il bene esista in maniera oggettiva; e non ci può essere bene oggettivo se Dio non esiste. Se il male è reale, come i le recenti notizie dalla Francia ci rivelano chiaramente, allora Dio esiste. Il meglio che il male possa fare è dimostrare che c’è un diavolo là fuori, ma di certo non può smentire l’esistenza Dio. L’esistenza stessa del male si ritorce contro l’ateo e dimostra che Dio esiste.

C.S. Lewis fu ateo e da tale pensò che il male smentisse l’esistenza di Dio. Più tardi, però, si rese conto che stava rubando a Dio per argomentare contro di Lui. Lewis scrisse:

“[Da ateo] il mio argomento contro l’esistenza di Dio era che l’universo sembrava crudele e ingiusto. Ma da dove avevo preso questa idea di giusto e ingiusto? Uno non può dire che una linea è storta se non ha una qualche idea di un linea dritta. A cosa paragonavo questo universo quando lo definivo ingiusto?”

Rubare a Dio è ciò che gli atei tendono a fare quando si lamentano del male commesso nel nome di Dio. Richard Dawkins ha ragione a dire che alcuni religiosi hanno fatto cose cattive nella storia, ma il suo ateismo non gli offre alcun criterio oggettivo per giudicare alcunché male o bene. Così deve rubare lo standard di bontà da Dio, sostenendo allo stesso momento che Egli non esiste. Dawkins deve sedersi in braccio a Dio per schiaffeggiaLo.

Ma chi è questo Dio? Allah non è un candidato perché, secondo la dottrina islamica, Allah è arbitrario e quindi non può costituire lo standard morale immutabile di cui si necessita.1 Il vero Dio è il Dio della Bibbia che si rivela come il fondamento immutabile di ogni bontà.2

Richard Dawkins e altri atei potrebbero obiettare: “Ma come può il Dio della Bibbia essere lo standard di moralità? Non commette forse del male nel Vecchio Testamento? E perché mai un Dio buono permetterebbe al male di continuare?”3 Queste sono alcune delle tante domande che rivolgo nel mio nuovo libro, Stealing From God: Why Atheists Need God to Make Their Case, dal quale quest’articolo è stato adattato.

Liberalmente tradotto da Why Evil Disproves Atheism, di Frank Turek

  1. E il politeismo è scartato a priori, poiché più dei in contrasto tra di loro non potranno mai costituire uno standard morale immutabile e trascendente (Ndt). 
  2. Poiché il Signore è buono; la sua bontà dura in eterno, la sua fedeltà per ogni generazione. (Salmi 100:5); «Io sono colui che sono» (Esodo 3:14); Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno. (Ebrei 13:8); Poiché io, il Signore, non cambio (Malachia 3:6); Dio non è un uomo, da poter mentire, né un figlio d’uomo, da doversi pentire. Quando ha detto una cosa non la farà? O quando ha parlato non manterrà la parola? (Numeri 23:19); etc. (Ndt.) 
  3. Per queste domande, che vengono poste da secoli, esistono numerose e abbondanti risposte teologicamente solide. Ma il problema per l’ateo rimane: se parte dalla sua posizione di negazione di Dio, quale è lo standard di moralità secondo il quale giudica le presunte cattive azioni del Dio nel quale dice di non credere? È per questo che le risposte a tali domande possono esistere solo partendo da presupposti biblici. (Ndt.)