Cinque ragioni per credere nella risurrezione di Cristo

No, non ce ne sono solo cinque di ragioni, ma molte di più. Tuttavia una lista esaustiva di tutti i motivi per cui credere alla risurrezione di Gesù Cristo richiederebbe tempo e spazio che non credo l’essere umano medio abbia.1

1. La tomba vuota

Gesù fu giustiziato pubblicamente per mezzo di crocifissione romana e fu poi messo a giacere in una tomba da Giuseppe di Arimatea, un membro del Sinedrio (Giovanni 19). Tre giorni dopo alcune donne dichiararono che la tomba era vuota (Luca 24). È a Gerusalemme che Gesù fu crocifisso ed è sempre a Gerusalemme che la gente iniziò a dichiarare di aver visto Gesù risorto. I capi dell’epoca erano radicalmente contro Gesù e chiunque dichiarasse che Egli fosse risorto; avrebbero potuto tranquillamente mettere a tacere l’intera storia mostrando a tutti e pubblicamente il cadavere di Gesù. Cosa che — ed è storicamente provato — cercarono di fare, ma fallendo miseramente, perché non riuscirono a trovarlo da nessuna parte e la tomba era vuota.

È significativo che il Cristianesimo sia imperniato su una tomba vuota e un corpo mancante, perché queste sono entrambe cose pubblicamente *verificabili e falsificabili*.

2. Le apparizioni post-mortem

Che oggi ci sia chi creda o meno alla risurrezione di Gesù non cambia il fatto che tantissime persone nel primo secolo dopo Cristo credettero di aver incontrato e interagito col Cristo risorto in carne ed ossa. Gesù apparve a numerose persone, in posti e momenti diversi. Per esempio, in 1 Corinzi 15:3-8 troviamo scritto

Poiché vi ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture; che apparve a Cefa, poi ai dodici. Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti. Poi apparve a Giacomo, poi a tutti gli apostoli; e, ultimo di tutti, apparve anche a me, come all’aborto;

Certo alcuni di voi diranno con tono di derisione «Ah, sì, certo, usa pure la Bibbia per dimostrare che Gesù è risorto! LOL». Il problema, però, è che la gente sembra pensare che la Bibbia sia un libro apparso magicamente dal nulla (in maniera simile a come molti oggi pensano si sia formato l’universo, in pratica… puff!) o per mano di un complotto. Ma prima che il canone biblico fosse compilato, la “Lettera di Paolo ai Corinzi” era giustappunto quello, una semplice lettera inviata a un gruppo di persone nella città di Corinto e poi fatta circolare tra tutte le congregazioni cristiane dell’epoca, com’era consueto fare con tutti gli scritti degli apostoli.

Un documento come tale lettera è anche conosciuto come sorgente primaria. Questa particolare sorgente primaria è impressionate per un numero svariato di ragioni; e la data di tale lettera è oggi quasi universalmente fissata ad appena venti anni dopo la morte (e risurrezione) di Gesù.

Dal passaggio citato sopra noterete che Paolo ci informa che Gesù era apparso a Pietro, a Giacomo, a Paolo, ai dodici apostoli insieme e anche a cinquecento persone tutte insieme. Perché è importante tutto questo? Be’ per il semplice motivo che bisogna capire che quando parliamo di Bibbia non parliamo di testi scritti in una stanza, da soli, per raccontare storie. Parliamo di testi scritti con uno scopo e con dei destinatari, soprattutto quando parliamo delle lettere apostoliche. Persone reali che scrivevano ad altre persone reali riguardo fatti e luoghi reali.

E ora notate una cosa in quel passaggio: Paolo ci tiene a sottolineare che la maggioranza di quelle cinquecento persone era ancora viva nel momento in cui l’apostolo scriveva la sua lettera ai Corinzi. Perché? Be’, è semplice; sta praticamente dicendo:

«Ehi, ragazzi di Corinto, se proprio non mi credete, andate pure a chiedere a questo centinaio di fratelli qui…».

Con tutti quei testimoni e tutti quegli oppositori, se Paolo e gli Apostoli stavano dicendo fandonie, chiunque avrebbe potuto esporli e chiudere la questione nel giro di poco tempo.

3. La conversione di Saulo di Tarso

Saulo era un tipo importante di una famiglia importante in una città importante. Aveva studiato con i migliori Rabbini del tempo e la sua carriera come capo religioso era ormai avviata. Si godeva il Sabato, le passeggiate sulla spiaggia, e sovrintendeva l’arresto e l’uccisione occasionale di membri appartenenti a questa nuova setta di adoratori di Gesù, per quelle che erano terribili bestemmie per i Giudei dell’epoca. Saulo aveva tutto ciò che un uomo poteva desiderare all’epoca nella sua terra.

Poi venne il giorno in cui decise di cambiare il suo nome in Paolo (sì, l’apostolo), associarsi a quelli che aveva considerato suoi nemici, gettar via la sua reputazione, autorità, ricchezza, posizione sociale e tutte le altre cose per le quali aveva lavorato sodo tutta la sua vita, il tutto in cambio di viaggi lunghi, faticosi e pericolosi, frustrate, mazzate fino al punto di morte, lapidazioni, naufragi, fame, disidratazione, anni di prigione. E questo solo perché potesse dire a tutti che Gesù è il Figlio di Dio, il Salvatore del mondo.

Ora, due sono le alternative. O Paolo era terribilmente annoiato della vita perfetta che si era sudato in Israele. Oppure, come ha dichiarato a chiunque fino a che non gli hanno tagliato la testa…2

Ha incontrato il Cristo risorto.

4. L’audacia dei discepoli

Questo gruppo di sempliciotti che Gesù aveva scelto per essere i Suoi discepoli aveva provato a essere coraggioso durante la Sua vita, ma aveva fallito ripetutamente. Persino Pietro, il più ardito, colui che aveva avuto il coraggio di sfoderare la spada contro i soldati che stavano arrestando Gesù, subito dopo negò per ben tre volte di conoscerLo, perché era spaventato. Questo stesso Pietro fu poi crocifisso a testa in giù perché predicava con franchezza il Cristo risorto, dichiarando di averlo visto coi suoi stessi occhi.

Eccezione fatta per Giovanni, tutti gli altri discepoli subirono un destino altrettanto terribile:

  • Giacomo (fratello di Giovanni): giustiziato a fil di spada (Atti 12:2)
  • Tommaso: trafitto a morte3
  • Matteo: in seguito a ferita da spada4
  • Filippo: crocifisso5
  • Bartolomeo: spellato vivo e crocifisso a testa in giù6
  • Andrea: crocifisso7
  • Giacomo (d’Alfeo): crocifisso8
  • Taddeo: crocifisso9
  • Simone: crocifisso10
Tutti questi uomini dichiararono di aver visto e interagito col Cristo risorto in carne e ossa. Secondo voi è ragionevole pensare che proclamassero questo messaggio, fino a morire di morti violenti e dolorose, sapendo che si trattava di una storia inventata da loro?

5. L’esplosione del Cristianesimo

Come dovreste sapere, il Cristianesimo esplose dopo l’evento che avrebbe dovuto, razionalmente, spegnerlo prima ancora che nascesse: la morte di Gesù. Il numero di convertiti si moltiplicò esponenzialmente di giorno in giorno, nel mezzo di una popolazione, i Giudei, che non credeva affatto che le persone potessero tornare dalla morte e considerava l’idea di adorare un uomo come Dio orripilante.

Quindi, per quale motivo tutto ciò accadde? Cosa giustifica un tale fenomeno? E la conseguente rapida diffusione del Cristianesimo attraverso il mondo classico dell’epoca (Roma, Grecia, Nord Africa, Medio Oriente) nel giro di meno di un secolo?11

Ve lo dico io: la tomba di Gesù vuota, il suo corpo scomparso nel nulla e centinaia di persone che lo incontrarono dopo la sua morte, in posti diversi e momenti diversi, e che decisero di dirlo a chiunque giurando sulle proprie vite di averLo visto coi loro occhi e pronti a morire piuttosto che negare il Cristo risorto.

In aggiunta, ovviamente, al lavoro soprannaturale dello Spirito Santo (Giovanni 16:7-11; 1 Tessalonicesi 1:5). Una cosa del genere non farebbe alcuna fatica a diffondersi.

Senza il Cristo risorto, la nostra fede sarebbe vana

Come detto all’inizio, ci sono molto più di soli cinque ragioni per credere alla risurrezione di Cristo. Questa non è una lista esaustiva, ma a nostro avviso sufficiente. Per questo l’apostolo Paolo afferma quanto segue nella sua prima lettera ai Corinzi:

e se Cristo non è stato risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione e vana pure è la vostra fede. […] e se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati. (1 Corinzi 15:14,17)

In parole povere, l’apostolo Paolo sta dicendo: senza Cristo risorto non c’è Cristianesimo, né speranza, etc. tanto vale passare la vita a «mangiare e bere» (1 Corinzi 15:32) Tant’è vero che Paolo poi aggiunge:

Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini. (1 Corinzi 15:19)

Ma se Cristo è risorto (Matteo 28:6) allora Egli è veramente il Figlio di Dio (Matteo 12:40; Giovanni 10:36) e le implicazioni sono enormi e più importanti di qualsiasi altra cosa.

Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio (Giovanni 3:16-18)
Liberalmente tradotto e adattato da Five reasons to believe Jesus rose from the dead by Adam Ford

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